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“Dai Vichinghi ad Aversa Normanna” è alla sua seconda edizione di Riccardo Capuano

daivichinghiadaversanormanna.jpgNel giugno del 2005 veniva pubblicato il volume di storia, particolarmente di storia dell’urbanistica, della città di Aversa. Normanna per eccellenza. Aversa è, infatti, la prima contea normanna d’Italia nonché unica città “di fondazione” normanna. Romualdo Guida, già ingegnere, aveva elaborato gli studi che aveva compiuto per la sua laurea in architettura ricavandone un “grazioso ed anche prezioso volumetto”, così come lo definì nella sua presentazione il noto storico di professione Luciano Orabona.

Il volume si presentava con una veste grafica gradevole, ricco di foto e grafici, massimamente frutto dell’esperto Luigi Donadio, designer della società di ingegneria CEPI, che ha curato numerose pubblicazioni , sia nella veste grafica, appunto, che nel corredo fotografico.
La pubblicazione, fondata su una ricca documentazione, manoscritta ed iconografica, riportava in premessa la “introduzione” del manoscritto del canonico Pagliuca relativo ad una “Storia di Aversa” che rimase incompiuta ed inedita.
Grande attenzione era stata posta, poi, ad un altro manoscritto che risale alla fine del Seicento. È stato anche questo scritto dalla penna di un canonico della cattedrale di S. Paolo in Aversa, il napoletano Giuseppe Majorana. Questi, due secoli e mezzo prima di Alfonso Gallo aveva transuntato la maggior parte delle pergamene medievali esistenti nell’archivio capitolare che, conservate nell’Archivio Storico Diocesano di Aversa, recano il titolo: “Notae rerum omnium quae contenitur a scripturis in Archivio Aversani Capituli conservatis, atque bonorum stabilium ac iurium cunctorum quae idem Capitulum possidet” ma che egli stesso soprannominò “Codice Porta” e che il Pagliuca interpretò come “il Codice che ci schiude la porta della storia”.
Proprio alcuni brani del Codice del Majorana costituirono la fonte documentaria alla base degli studi di Guida al fine di costruire i suoi ragionamenti e formulare le congetture sulle trasformazioni urbanistiche di Aversa nel primo secolo della sua storia.
La prima parte della pubblicazione, traendola da fonti documentarie, riscriveva la storia dei Normanni, partendo dalle origini Vichinghe, passando per l’occupazione, divenuta “stanziale” con il Trattato di Saint Clair sur l’Epte del 913, della attuale Normandia, ed arrivando, infine, in Italia con l’insediamento nel Borgo Sancte Paulum at Averze. Venne poi ricostruita la città nei suoi primi sviluppi e riportate le localizzazioni di strade, porte e quartieri, del mercato del sabato, del cimitero ecc. nonché la conformazione delle parrocchie normanne al 1135.
La pubblicazione della Seconda Edizione vede l’inserimento di un ulteriore capitolo :“i due S. Lorenzo e la conquista del principato di Capua” che, finalmente, “svela” l’origine del cenobio benedettino “ad Septimum”. Il capitolo relativo alla cattedrale di S. Paolo, invece, è stato notevolmente arricchito con le “attribuzioni” delle trasformazioni Cinque e Seicentesche che sono state possibili solo con l’ausilio della preziosa pubblicazione del professor Luciano Orabona dal titolo “ Religiosità meridionale del Cinque e Seicento – Vescovi e Società in Aversa – tra Riforma Cattolica e Controriforma”. Lì vengono riportate numerose relazioni ad limina che hanno consentito all’Autore di ben comprendere le trasformazioni di S. Paolo nel corso di due secoli. Gli studi fino ad ora pubblicati le hanno sempre riportate come “trasformazioni barocche”, facendo quasi intendere che esse fossero avvenute in un tempo limitato e con un piano preordinato. Le trasformazioni che ancora oggi possiamo ammirare, invece, come riporta l’Autore, sono catalogabili tra il 1630 ed il 1680. Al cardinale Innico Caracciolo, attivo nella prima metà del Settecento, va attribuita la commissione all’architetto Carlo Buratti del “progetto di completamento e coordinamento” delle trasformazioni “barocche” compreso il rifacimento della facciata principale e di quella laterale e con la tompagnatura dell’intercolumnio del presbiterio che si ritrova, così, fisicamente separato dal deambulatorio.
Riccardo Capuano

 

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