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Il Decennio francese nel Regno di Napoli di Alberto Alfano

bonaparte.jpgRecentemente si è svolto, ad Aversa, il convegno: “Il Decennio francese nel Regno di Napoli”. Organizzatori il Lions, il cui presidente è Carlo Bo, ed il Leo Club di Aversa, il cui presidente è il giovane e valente Gianmario Mariniello. Per relazionare su tale importante periodo – tra il 1806 ed il 1815, da Giuseppe Bonaparte a Gioacchino Murat, da Giuseppe Bonaparte re di Napoli al ritorno di Ferdinando I di Borbone – sono venuti, ad Aversa, illustri ospiti. Per l’esattezza: la Preside della Facoltà di Architettura della Seconda Università di Napoli, Cettina Lenza, e tre professori dell’Università, Luigi Mascilli Migliorini, Rosanna Cioffi, Sergio Brancaccio.

A presentare e moderare i lavori la dott.ssa Anna Grimaldi, assegnista di ricerca presso la Seconda Università di Napoli, che ha voluto, attraverso questo incontro, “portare” ad Aversa una tematica storica di grande interessante, che per molti aspetti va ancora approfondita e studiata.
murat.jpgChe Aversa sia stata sede di un così importante appuntamento ci fa particolarmente piacere soprattutto se pensiamo che nel 2006, in occasione del Bicentenario del Decennio francese, si è costituito un Comitato Nazionale per le celebrazioni di tale ricorrenza. E che tale Comitato è costituito da circa cento membri, tutti studiosi ed esperti di fama nazionale ed internazionale. In questa sede ci preme non solo evidenziare ciò che di interessante abbiamo ascoltato (per esempio: la moderatrice dell’evento, la dottoressa Anna Grimaldi, ci ha ricordato che il breve regno francese ha inciso anche sulla nostra città, si pensi al decreto 11 marzo 1813, firmato Gioacchino Murat, istitutivo del primo manicomio dell’Italia meridionale, la Real Casa de’ Matti con sede nel Convento dei frati Osservanti; la preside Lenza ci ha ricordato l’influenza che la cultura francese ha avuto sugli interventi architettonici che hanno interessato la città di Napoli - gli assi viari, il Corso Napoleone, il Foro murattiano, il Ponte della Sanità - in quegli anni), ma ci interessa soprattutto porre l’accento su una questione di vitale importanza per la storia e il futuro della nostra città: la necessità di far diventare Aversa sede di appuntamenti come quello cui abbiamo assistito. Non ci pare (possiamo sbagliare) che i giornali abbiano sottolineato quest’aspetto. Difatti quasi tutti (ci pare, ma possiamo sbagliare) si sono limitati a resocontare gli autorevoli interventi effettuati. Eppure l’aspetto sul quale ci siamo appena soffermati è importante. Una Città che vuole ambire ad essere capoluogo di Provincia, che vuole, in ogni caso, uscire dalla stretta, della tenaglia Caserta – Napoli, che vuole avere, finalmente, qualcosa da dire deve puntare su momenti culturali di alto livello. Un plauso, quindi, va a Lions e Leo Club che hanno avuto il coraggio di credere in un evento certamente non popolare, ma sicuramente di ampio respiro, di respiro nazionale, addirittura internazionale. E’ questa la strada giusta, la strada che pone la Cultura al primo posto; solo in questo modo, facendosi fautori e promotori di temi culturali e di dibattiti storiografici attuali e di rilevanza scientifica, si può pensare seriamente di poter accogliere turisti interessati e soprattutto di creare un circuito turistico che possa far finalmente rinascere la città. “L’incontro – ha evidenziato la moderatrice, aversana, Anna Grimaldi – “rappresenta una possibilità di aprirsi ad una visione culturale più ampia, di respiro nazionale, che vada anche al di là e al di fuori del circuito culturale di appartenenza”. Giustissimo, la cosa ci trova perfettamente d’accordo. E’ la politica che L’Eco di Aversa ha sempre sostenuto e portato avanti.

 

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