In era fascista furono eretti sopra i due orologi dell’Arco
dell’Annunziata-Porta Napoli due fasci littori. Giustamente, sia dal punto di vista
politico che architettonico, essi furono abbattuti alla fausta caduta
del regime fascista. Sono inopinatamente sopravvissute sino ai giorni nostri
solo le due aste in metallo che ne costituivano il supporto. In era fascista furono eretti sopra i due orologi dell’Arco dell’Annunziata-Porta Napoli due fasci littori.
Giustamente, sia dal punto di vista politico che architettonico, essi furono abbattuti alla fausta caduta del regime fascista. Sono inopinatamente sopravvissute sino ai giorni nostri solo le due aste in metallo che ne costituivano il supporto. Queste aste sono ancora lì senza avere alcun valore storico, artistico o architettonico, anzi deturpano la bellezza e l’armonia dell’arco e dei suoi due orologi. Ammiriamo esterrefatti in questi giorni che anziché provvedere finalmente alla loro rimozione e restituire l’aspetto integro ed originale al monumento, si sono adoperate le due aste per issarvi due enormi bandieroni azzurri con un piccolissimo stemma della città. La cosa è di una evidente bruttura e deturpa la porta che è simbolo della Città. E’ come se sul Colosseo sventolasse la bandiera della Città di Roma o sul Duomo di Milano il gonfalone della città: ridicolo. Ma l’amministrazione comunale, la sovrintendenza, le associazioni che si occupano del patrimonio artistico ed architettonico della Città cosa fanno? Tacciono? Sono gli autori o solo i silenti complici di questa bruttura? Si rimuovano subito quelle due ridicole bandiere e si tolgano finalmente quelle due inutili e deturpanti aste metalliche. Nel frattempo non sarebbe neanche male che finalmente i due orologi tornassero a funzionare: l’illuminazione notturna ci costringe oramai a prendere atto anche di notte che essi sono inesorabilmente fermi. E poi vorrei che qualcuno dei suddetti mi spiegasse anche perché sulla torre campanara è stato realizzato quel grigio e bruttissimo villino abusivo, con quella tristissima ringhiera di tubi innocenti, che non è visibile in nessuna delle foto storiche del monumento. Eppure la rivista Nero su Bianco dell’Assessore De Chiara pubblica ogni settimana delle bellissime foto d’epoca del monumento e in nessuna di esse è possibile scorgere nè il villino, nè le aste sugli orologi. Con amara ironia tocca pensare che forse è l’adeguare il monumento ai tempi: in era di abusivismo e di devastazione del territorio è giusto che anche il monumento simbolo della città lo ricordi ai contemporanei ed ai posteri.


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