Costruita per volere di Porzia Abenavolo, moglie di Cesare del Tufo, per custodire un’immagine sacra della Vergine delle Grazie (un tempo collocata sulle mura della città e oggi inglobata sul muro della facciata), la Chiesa di Santa Maria delle Grazie esisteva già nel 1576, come si evince dagli atti di una Santa Visita, riportati anche dal Parente.
In seguito al terremoto del 1980 ha subito numerosi danni ed è stata oggetto di restauro nel 1991 che le ha restituito in parte lo splendore della sua originaria configurazione barocca. Infatti al suo interno è possibile notare la sua tipica struttura seicentesca che contrasta però fortemente con la facciata esterna che è scandita da coppie di lesene e semilesene con capitelli corinzi. All’esterno, sulla destra, è collocato un semplice campanile a vela mentre sul portale, in porfido, architravato, poggia un timpano spezzato con al centro, incorniciata da una voluta in stucco, l’immagine ad affresco della Madonna delle Grazie. Questa chiesa ha un’unica navata che presenta cappelle poco pronunciate: due a sinistra ed una a destra, e in luogo della seconda c’è l’accesso alla sagrestia. L’abside, poco profonda, presenta una volta a botte. La controfacciata è riccamente arredata da un coro del XVIII secolo, di legno intagliato e dorato che ancora custodisce un piccolo organo coevo. Di notevole pregio sono gli altari in marmo bianco di Carrara e tarsie di marmi commessi, che decorano le tre cappelle laterali e sono estremamente affini all’altare maggiore, opera firmata e datata << Cimafonte, 1782 >>, come attestano le fonti d’archivio. Di grande interesse artistico è il pavimento settecentesco di maiolica con decorazioni a foglie di acanto, uccelli e vasi da cui si dipartono fiori dai colori delicati. Le maioliche, come attesta una lapide al centro della zona absidale, provengono dalla distrutta Chiesa del Carminiello e, dai documenti rinvenuti già dal Parente, sono state collocate nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie nel 1922.
Sull’altare della seconda cappella a sinistra si può notare con non poco interesse un affresco del XV secolo raffigurante la Madonna dell’Umiltà, purtroppo molto rovinato da lacune, e nella sacrestia un acquamanile della seconda metà del XVII secolo opera di maestranze locali. Oggi, a chi entra in questa chiesa risulta evidente lo stato rovinoso in cui versa il bel pavimento maiolicato sul quale, durante gli anni del restauro, è stata depositata qualunque cosa, anche l’impalcatura, man mano che si smontava, veniva buttata a terra senza preoccuparsi del pavimento sottostante. Altro elemento che continua a colpire questa chiesa è la forte umidità che si nota in particolar modo osservando attentamente le pareti e la volta che sovrasta l’abside. Attualmente nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie si svolgono tutte le funzioni religiose che si celebravano nella vicina parrocchia di San Giovanni Evangelista, chiusa da cinque anni per inagibilità.



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