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AVERSA - Centrosinistra: rinnovarsi o perire a cura CSD Carlo Rosselli Mario Francese

urne.jpgLa storica sconfitta-decimazione elettorale del centrosinistra aversano ha delle peculiari motivazioni ascrivibili solo ed esclusivamente ad interne cause strutturali, staremmo per dire fisio-psicologiche. Beninteso, noi definiamo tale risultato una necessaria eutanasia e per tal motivo riteniamo di meglio inquadrarla nel più ampio e non sostanzialmente dissimile contesto nazionale. I pur diffusi successi elettorali raccolti dai partiti dell’Unione nel centro-sud (e nello stesso Agro aversano) non possono, in questa temperie, considerarsi indicativi e men che meno consolatori. Il dato emergente nell’intero Paese è che il centrosinistra ha perso nelle città più grandi e relativamente più avanzate e moderne, sia soprattutto al Nord, sia in minore (e logica) tendenza al Sud. Dare la colpa al "debito sociale” accumulato dal Governo Prodi verso operai e lavoratori dipendenti significa non aver capito alcunché dei risultati delle urne che, soprattutto al Nord, in queste amministrative, hanno demolito l’Unione e fatto abortire elettoralmente il nascituro Partito Democratico.

Ed è ridicolo, nello stesso centrosinistra nazionale, pavoneggiarsi dei "cinque grossi comuni strappati alla Cdl", laddove se ne è persi il doppio. Risulta, tuttavia, questa la sintesi della "profonda autocritica" che svariati esponenti dell'Unione dicono di voler avviare dopo la sonora scoppola che gli italiani gli hanno - di gusto - assestato nello scorso week-end dal segreto delle cabine elettorali o, semplicemente, rimanendosene a casa, mentre la disfatta prendeva corpo proprio dove il centrosinistra è tradizionalmente più forte: il territorio. Insomma, i campanelli d'allarme nell’attuale maggioranza di Governo devono essere difettosi, se è vero che gli unici ripensamenti ottenuti sono stati, da una parte, l'esaltazione del futuribile ruolo di una Sinistra “davvero alternativa” (nel senso reale della parola, considerando che comprenderebbe anche Udeur, Nuovo Psi, Dc, Dc per le autonomie) “osannata” dal verde Paolo Cento in riferimento agli isolati risultati di Taranto, e dall'altra, l'emergere di “malpancisti” e “king-makers” smaniosi di trombare Prodi nel rilancio strumentale delle primarie, stavolta per la leadership del Partito Democratico, come fantasiosa panacea al malessere settentrionale e non solo. Il vuoto pneumatico delle dichiarazioni dei leaders dell’Unione è però eloquente e riflette l'incapacità di dialogare con la fetta di società economicamente, culturalmente e socialmente più moderna del Paese soprattutto da parte di una Sinistra ingabbiata da dogmi, limiti e arretratezze che appare incapace di superare. Quello che manca veramente è una proposta politica seria, forte, concreta, innovativa ed avanzata, capace di strappare all’ormai sfacciato populismo di Destra quell’Italia che vi si aggrappa solo per disperazione e mancanza di credibile e concreta alternativa. Manca a Sinistra non solo il sussulto d’orgoglio, ma il vigoroso e decisivo colpo d’ala da parte di chi si è finora implicitamente rassegnato, da un lato, a perdere le elezioni (abbandonandosi alla malsana e snobistica idea di una "distanza antropologica" incolmabile da chi vota “a Destra”), dall’altro, a ripiegare verso un ineludibile e fatalistico approdo alle opposte sponde pseudo-moderate, in realtà clerico-fasciste. Urge, dunque, una Sinistra “adulta”, coraggiosa e disposta con convinzione a superare i vetusti schemi manichei servo/padrone, operaio/capitale, rossi/neri, buoni/cattivi, e che si liberi da quel complesso da “peccato originale” – che, in verità, attanaglia anche ampi settori "riformisti" - nei confronti della ricchezza, del benessere, del mercato. Il vero problema è che la maggior parte dell’attuale Sinistra appare lontana anni luce dalle reali esigenze di territori e ceti toccati da nuove ed inedite dinamiche sociali, essendo incapace di esprimere univocamente una parola seria, che sia una, su alcuni dei temi fondamentali del futuro presente: ambiente, integrazione, sicurezza, etica e meritocrazia, libertà economiche e civili. Urge un cambiamento di rotta, oppure la “deriva” del Nord si farà sempre più consistente invadendo anche il Sud. A nostro oculato avviso l’attuale scollamento dell’Unione potrà essere colmato solo da una riattualizzazione delle ragioni della Sinistra liberalsocialista: comprendendo la logica complementarietà - e non opposizione - tra lavoro e impresa; proponendo un federalismo serio e non assistenzialista o demagogico; formulando proposte politiche per l'immigrazione e l'integrazione senza cedere a tentazioni da “buonismo d'accatto” (sottoprodotto del pietismo ecclesiastico); modificando una declinazione storica ormai inattuale riguardo al sempre più centrale problema della legalità; smettendo di foraggiare uno squallido clientelismo amministrativo (Regione Campania docet). Il politologo statunitense Anthony Downs, qualche decennio fa, teorizzava la "convergenza al centro" (“Median voter theory”), dottrina secondo la quale le elezioni, soprattutto in un sistema bipolare, si vincono conquistando quelle fette d'elettorato che rimangono nel mezzo. Il conservatorismo del Partito Democratico, è (o, sarebbe meglio dire, era) convinto di fare incetta di quei voti puntando le sue “fiches” sulla Margherita e su di un neomoderatismo all'acqua di rose di stampo conservatore. In realtà quegli elettori "di mezzo" e “indecisi” sono tutt’altro che ex o post democristiani allo sbando. Come insegna Giovanni Sartori, la loro indecisione è dovuta alla mancanza di un progetto forte, capace di raccogliere consensi sulla base di idee e programmi chiari, univoci, concreti e credibili. Occorre, dunque ed al più presto, predisporre una piattaforma programmatica nuova e capace di modificare i paradigmi della “vecchia” Sinistra altrimenti destinata a soccombere non - come piace dire a qualcuno - a causa dei "venti di Destra che spazzano l'Europa”, ma a causa del semplice, ben più stringente, “vento della contemporaneità”.

 

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