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Enciclopedia di Aversa. 1. Monumenti. 1/4) Castelli (Introduzione; C. di Savignano; C. Angioino; C. Aragonese) Enzo Di Grazia

Introduzione
Sin dalle origini Aversa, nata come città di un popolo bellicoso, fu dotata di castelli fortificati:
Rainulfo, al momento della fondazione, se ne fece costruire uno, di cui non restano tracce. Col passare del tempo, altri se ne costruirono, che potevano essere palazzi difesi da merli e feritoie, o veri e propri castelli di difesa.
I più famosi, di cui restano tracce, sono tre:
- quello di Savignano;
- quello angioino di Casaluce;
- quello aragonese.
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Castello di Savignano
Quasi niente si sa sulle sue origini; ma, poiché Svignano era in origine un antichissimo villaggio (Sabinianum), e restano tracce di un più antico castello, sul quale fu costruito quello che resta oggi, si deve pensare che fosse molto antico; più tardi adibito a deposito, fino al 1970, dalla P.S..

Il Castello Angioino
Fu costruito prima del 1300, probabilmente dai re della casa Sveva, e fu sede abituale dei re della casa d’Angiò; era situato dov’è oggi la parrocchia dei SS. Filippo e Giacomo (Chiesa di Casaluce), che era, in origine, la cappella del castello; aveva quattro torri merlate.
Vi abitò Carlo d’Angiò e suo nipote Ludovico, divenuto poi vescovo di Tolosa. La sua fama è dovuta alla morte di Andrea d’Ungheria, che fu impiccato ad uno dei suoi balconi, la notte del 17 ottobre 1345. Nel 1364, la regina Giovanna I lo donò ai Padri Celestini, che ne fecero un convento. Nel 1807, aboliti i conventi, fu ridotto ad abitazione e così è rimasto fino ad oggi, trasformato in maniera che solo poche tracce restano dell’antico castello.

Il Castello Aragonese
Fu fatto costruire dal re Alfonso d’Aragona, sulle rovine dell’antico castello di Rainulfo; fu distrutto dai terremoti del 1456 e 1457; ma ogni volta fu ricostruito più bello; fu spesso trascurato, ed altre volte restaurato, quando i nuovi re venivano ad abitarlo. L’ultimo ad abitarlo fu il re Carlo III di Borbone, che nel 1750 lo fece utilizzare come Caserma di Cavalleria, restaurato su disegno di Vanvitelli. Restò poi abbandonato per molti anni; alla fine dell’800, era ancora quartiere di Cavalleria; nel 1931, fu usato per ospitare la sezione femminile del Manicomio Giudiziario; pochi anni or sono, la sezione fu trasferita a Pozzuoli, e il castello è utilizzato solo in parte come Museo Criminale.

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