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Troppi debiti delle famiglie, è allarrme anche in Italia di Giancarlo Fornari

famiglia.jpgLa bolla speculativa che ha portato a una crescita mostruosa dei prezzi (e quindi a sovraprofitti eccezionali degli immobiliaristi – vedi casi Coppola e Ricucci – su cui sarebbe forse il caso di incidere, come si fa in America, con sovraimposte straordinarie) ha reso più difficile l'acquisto della casa con mezzi propri e costretto le famiglie a indebitarsi pesantemente. Una scelta onerosa ma praticamente obbligata a fronte del livello proibitivo degli affitti. In più ci si sono messe le difficoltà di bilancio a costringere le famiglie a ricorrere sempre più spesso al credito al consumo, che si è così dilatato enormemente. Il problema preoccupa i sindacati e in particolare la Uil, che nella persona del segretario confederale Lamberto Santini ha richiamato l'attenzione sui rischi che la crisi che sta esplodendo in America per effetto dell'eccessivo indebitamento delle famiglie si faccia sentire prima o poi anche in Italia.


Il pericoloso segnale negativo proveniente dalle borse internazionali causato dall’eccessivo indebitamento delle famiglie attraverso l’accesso a prestiti concessi su parametri a “maglie larghe” desta preoccupazione anche nel nostro Paese.
L’eccessivo ricorso all’utilizzo del credito al consumo, peraltro incentivato da pubblicità ed offerte commerciali, a prestiti destinati a categorie a rischio o mutui finalizzati alla mera liquidità rischiano di creare seri presupposti di danni irreversibili per le nostre famiglie.
In particolare prestiti proposti a fasce deboli come pensionati anche”ultraottantenni” finalizzati a pagare bollette ed utenze scadute evidenziano in maniera inequivocabile il rischio di insolvenza futura con conseguente rivalsa sui beni primari (casa, mobilia ecc).
E' una spia di questa situazione l’andamento del mercato del credito al consumo in Italia che, anche se statisticamente ancora al di sotto delle medie europee, cresce in misura esponenziale di anno in anno. Solo nel 2006 i prestiti sono cresciuti in media del 12% con tipologie che però arrivano fino al 31%, come nel caso delle cessioni del quinto e le previsioni indicano un mercato in forte espansione.
"Questo dato ci preoccupa – dice il Segretario Confederale Lamberto Santini, responsabile per le politiche di tutela dei consumatori della UIL - sia dal punto di vista della trasparenza dei prodotti finanziari proposti, che troppo spesso non forniscono un quadro globale dei costi da sostenere al momento dell’indebitamento (polizze assicurative accessorie attualmente escluse nel conteggio del TAEG, modalità di ammortamento del debito, ecc), sia dal punto di vista del sovraindebitamento".
La mancanza di una centrale dati istituzionale relativa ai crediti personali permette spesso di accedere a più prestiti contemporaneamente con conseguente impossibilità ad onorare gli impegni.
Il rischio di insolvenza, oltre ad essere negativo verso il sistema bancario, è dilaniante verso le famiglie che, in un Paese come il nostro dove il fenomeno dell’usura è in costante crescita, si preparano un futuro allarmante.
"Attualmente i dati relativi all’insolvenza sono contenuti – conclude Lamberto Santini – ma c’è da considerare che nel corso dell’anno sono stati concessi molti finanziamenti finalizzati al consolidamento di debiti pregressi oltre al continuo ricorso delle banche e delle finanziarie ad operazioni di cartolarizzazione dei crediti."
I problemi, per molti, sono dunque rimandati almeno al prossimo anno. E’ un dovere di tutti noi prevenire fenomeni analoghi a quelli che si stanno verificando negli USA.

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