Nello stagno sociale, economico e culturale aversano qualcosa si muove. In mezzo a tanti menefreghisti, insoddisfatti della vita, conniventi con il malaffare, scettici, voltafaccia di professione, pseudointellettuali affaccendati in cose spirituali, rematori contro, puntualizzatori per professione, teppistelli da quattro soldi pronti a scatenare una bagarre solo per averli guardati storto… s’intravedono, finalmente, aversani dotati di spirito d’iniziativa e interesse per l’intera comunità.
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Vari gruppi di giovani, d’ogni colore politico ed estrazione sociale, animati solo dalla voglia di “fare” (quella che i greci definivano: poieín), sono impegnati, per la prima volta nella storia della città, a creare occasioni idonee a produrre atti concreti. Queste occasioni si sono materializzate, sabato pomeriggio e domenica mattina, in Via Roma, all’altezza dell’incrocio con Piazza Municipio, dove coordinati dal giovanissimo Carmine Palmiero, sono state raccolte centinaia di firme d’adesione alla petizione, contro le morti per tumore, che sarà inviata prossimamente alle più alte cariche dello Stato. Di fronte il gazebo allestito da Carmine e dai suoi amici, decine di ragazzi e ragazze si accalcavano, nell’attesa di poter firmare le schede all’uopo preparate. Nello stesso momento un altro gruppo di giovani (e meno giovani) aversani del Centro Rosselli, si trovava a Parete a raccogliere adesioni per la stessa causa. In altre zone d’Aversa decine e decine di firme erano raccolte da Giusy, un’altra giovane “normanna”, appassionata di musica jazz e da sempre in prima fila quando c’è qualcosa di concreto da fare per la città. Forse i continui appelli, lanciati da ogni sorta di mezzo di comunicazione di massa (radio, internet, stampa quotidiana e periodica ecc.) non sono stati vani o, forse, anche i giovani di una città di provincia che vive “al rallenty” da quasi mille anni, hanno capito che il futuro, ormai, è nelle loro mani. François-Marie Arouet, detto Voltaire, ha scritto: “Tutto ciò che accade ha una sua ragion d'essere. Forse gli uomini non sempre la capiscono, ma si può star certi che tutti facciamo parte di un unico disegno che corrisponde comunque ad una logica superiore. Sta solo a noi, con il nostro libero arbitrio, intervenire per modificare quelle che sembrano le direttive del destino”. Speriamo che una buona parte dei giovani aversani abbia finalmente percepito come reale, tangibile, il “silenzioso cavaliere dell’Apocalisse” portatore di morte e distruzione e si sia reso conto che solo unendo le forze si potranno modificare “quelle che sembrano le direttive” di un orribile nemico comune: il cancro.


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