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Gentile dottore Raffaele Coppola,... Antonio Santi

rifiuti.jpgGentile dottor Raffaele Coppola,
ho letto con vivo interesse il Suo articolo “A proposito di immondizia” apparso su www.ecodiaversa.com. Ella pone una domanda ben precisa: “fino a che punto, Catilina (o meglio, sindaco di Aversa, assessore alla Nettezza Urbana…) abuserai della nostra pazienza?”. La domanda, che segue alla descrizione del ben noto quadro dell’Anormalità divenuta Normalità in cui vegeta Aversa, merita una risposta. Io tenterò di dare la mia risposta. Avverto Lei e i Lettori che non userò giri di parole. Non sarò medico pietoso, ma medico che espone con chiarezza e sincerità la diagnosi del male che affligge il paziente. Vede, io non lavoro ad Aversa, né ad Aversa mai lavorerà mia figlia. Nemmeno sono presidente di una associazione in cerca perenne di contributi o di protagonismo per fare il “bello” ed il “bravo”. Quindi non devo usare riguardi nel “parlare”, non devo evitare di scontentare nessuno, posso non essere omertoso. E, del resto, di tal maniera ho sempre agito nel corso della mia “presenza” ad Aversa, tant’è che sono antipatico a quasi tutti.
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Lei afferma, esattamente, che: “quello che rimarrà negli occhi degli ospiti /_ del Congresso organizzato dal professor Vendemmia _/ è lo spettacolo indecente della sporcizia delle strade e delle tonnellate di immondizia sparse per la città.”. Niente di più vero. Mia moglie, spagnola e capo-cabina Iberia, mi ha vietato di portare nostra figlia ad Aversa per il timore di danni alla salute. Sulle coste della Toscana, dove trascorro le mie ferie da qualche anno e dove trascorrono le ferie i “capi” della Sinistra operaia (perché fino a ieri i DS erano ex comunisti, quindi, Sinistra), Aversa e la Campania sono associate alla immondizia e provocano, non appena menzionate, un sorrisetto (subito ritirato) di compassione, di pietà. Orbene, caro dottor Raffaele Coppola (mi scusi la menzione anche del nome, ma è necessario per evitare confusioni di persona), questa è la realtà che chi vive altrove, pur essendo legato ad Aversa, riscontra. Dinanzi a simili giudizi, è inutile che gli Aversani si arrabbino ed accusino i forestieri di razzismo. Gli Aversani sono stati e sono gli artefici del loro destino, quindi non solo devono accettare la realtà, ma anche avere il coraggio di guardarla in faccia, negli occhi se vogliono uscire fuori dall’Anormalità divenuta Normalità in cui sopravvivono. E non c’è di peggio, a questo Mondo, che “passare” (e, quindi, farsi la fama) di sporchi e… camorristi…. “Perché pure a Sorrento c’è la camorra, ma – affermano gli “stranieri” – tutto è bello, tutto è pulito, tutto profuma di fiori, limoni, aranci e non di putrida mondezza”. Tanto premesso (parte integrante e sostanziale del presente articolo), non ancora ho risposto alla Sua domanda. Domanda chiave perché dalla relativa risposta dipende anche la individuazione di una eventuale terapia. Sono convinto che Catilina abuserà della pazienza degli aversani sino a quando gli aversani dovranno convivere con il problema del dover campare. “Aggia campa’”, questo è il vero, unico problema dei problemi degli Aversani e questo è il punto fondamentale con cui deve fare i conti chiunque voglia tentare di capire e cambiare la Città. Come può ribellarsi chi deve pensare a guadagnare quanto più possibile per la famiglia? Chi cerca ogni mezzo e modo per emergere e per agganciare qualunque “opportunità” economica e di lavoro? Chi deve pensare a trovare una sistemazione ai figli? E già, perché se non “conosci”, come “fai” il medico o l’avvocato? O, più semplicemente, il dipendente pubblico o privato? Il problema del “dover campare” è causa, secondo me, del fatto che gli aversani accettano persino di respirare, da anni ed anni, la puzza non solo nauseabonda, ma anche dannosa della mondezza. E senza battere ciglio camminano, con il figlio piccolo tenuto per mano, accanto a cumuli di mondezza. Il problema del “dover campare” è, cioè, causa del sonno delle coscienze. Del fatto che gli aversani hanno mandato al governo locale amministratori miopi che, poi, hanno “ucciso” la grandezza della Città in anni ed anni di mala gestio. Del fatto che taluni politici sono passati e passano da un partito ad un altro (addirittura da destra a sinistra e viceversa) come se nulla fosse. Del fatto che le associazioni non vogliono lavorare insieme nonostante i buoni propositi. Del fatto che la patria di Cimarosa non ha mai fatto nulla di serio e di qualità per “sfruttare” l’illustre concittadino. Del fatto che la Chiesa si limita (salvo rare eccezioni) alle tranquille ritualità che, espletate, fanno sentire tutti “a posto” (tant’è che la domenica le chiese pullulano di fedeli che ascoltano la messa).. Del fatto che l’attuazione dei diritti dei cittadini quasi sempre è affidata alle cure di qualcuno che “m’appartiene”. E la Sinistra? Quale? Quella DS, l’abbiamo già vista dilaniata dalle faide interne e “capitanata” dall’ex vice sindaco della giunta di destra. No comment. Quella cd. Integralista, invece, ancora “perde tempo” (lo dico affettuosamente) ad organizzare, in Aula Consiliare, un incontro sul “Che” e sul “Che” addirittura “economista”. Ma chi scende in piazza? Chi s’incatena davanti al Comune? Chi organizza una rivoluzione pacifica? Chi riunisce la gente e gli enti? Chi è capace di superare realmente minime differenze ideologiche ed unirsi ad altri? Chi sa realmente collaborare con altri? Chi è capace di rischiare il proprio nome per battaglie reali e non solo formali? Chi è capace di dare corpo veramente alla protesta fruttifera? Nessuno. E la Consulta dell’Ambiente? Chi lo sa. Per tutti, di tutti gli schieramenti, la risposta è, comunque, sempre la stessa, quella, cioè, di cui sopra. Senonché, giunti a questo punto, il problema si sposta: cosa occorre fare per provocare il sobbalzo delle coscienze della gente? Io una soluzione l’ho proposta. E’ quella di cui alla proposta di Progetto che ho indirizzato agli amici dell’associazione Parente e de L’Eco. Aderisca pure Lei al Progetto. Ritroviamoci tra quanti siamo simili. Conosciamoci meglio. Ragioniamo insieme. Tra quanti abbiamo raggiunto il punto massimo di sopportazione. Può darsi che, di tal maniera, diventiamo sempre di più e possiamo, poco a poco, assumere qualche voce in capitolo.

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