Pignataro Maggiore, Giovedì 8 novembre 2007, ore 18,30, Palazzo Vescovile, Sala Concerti "Amici della Musica", presentazione del libro: "Dal balcone del corpo" di Antonella Anedda. Con l’autrice ANTONELLA ANEDDA ne parleranno GIUSEPPE ROTOLI e GIOVANNI NACCA.
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Il Premio Napoli arriva quest’anno a Pignataro Maggiore, grazie alla libreria Uthòpia, alla Cooperativa culturale Capuanova e all’Associazione Imagisti, che già da qualche anno fanno parte dei “comitati di lettura” della Fondazione Premio Napoli, e che partecipano alla votazione che decreta poi i vincitori per ogni sezione letteraria.
Giovedì 8 novembre alle 18,30 presso la Sala Concerti “Amici della Musica” del Palazzo Vescovile si terrà, per la Sezione Poesia , la presentazione del libro di Antonella Anedda “Dal balcone del corpo”, edito da Mondadori.
Con l’autrice ne parleranno Giuseppe Rotoli e Giovanni Nacca del comitato di lettura “Imagisti”.
L'io che si esprime in questo libro di Antonella Anedda è un io che si frantuma in schegge, che appare colmo di immagini e di risposte diverse, o si presenta come la scena di un teatro percorsa da volti e personaggi che si intrecciano nelle misteriose casualità dell'esistenza. Ed è come invaso da un inseguirsi o da un incalzare di voci diverse, di voci complementari o che si contraddicono, e che danno dunque vita a una sorta di apertissimo io plurale, scomposto come nella pittura cubista. Ne viene una poesia in cui domina il senso di complessità del mondo e di ogni singola esistenza, comunque segnata dal motivo ricorrente del dolore, dal "nitore delle colpe", dallo sminuzzarsi dell'amore in mille, minimali tracce mnestiche, ma anche dal persistente, quotidiano coraggio di "uscire dal sonno/dal caldo dei letti per marciare nel mondo". L'autrice pare toccare il suo vertice espressivo e il suo momento di maggiore intensità, caratterizzandosi per una meditazione lirica che si realizza sempre in situazioni, in movimenti narrativi, nel dettaglio di figure immerse in un destino. Una poesia animata da un pensiero sotterraneo e da un'ampiezza di respiro capace di dar corpo e di vedere dal corpo, come da uno spazio comune, un insieme di sfaccettature, di implicazioni interne e di emozioni che invitano il lettore a un cimento sempre rinnovato. Il tutto con strutture formali libere e con un registro linguistico che restituisce alla poesia le cadenze della nostra migliore tradizione.


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