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Lettera aperta agli italiani: non aiutate la Campania! Ugo Persice Pisanti

FIORENZO%25202-thumb.jpgIn queste ore drammatiche per la Campania, da più parti s’implora l’aiuto delle altre regioni italiane. Lo stesso Presidente del Consiglio Prodi, ha invocato la solidarietà di tutti gli italiani nei confronti della nostra sventurata terra.

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Per risolvere l’emergenza occorre che qualcuno si accolli una parte dei rifiuti accumulati nelle strade di Napoli e Caserta. Solo così potremo ritornare alla “normalità”. Proprio per scongiurare questa iattura v’invoco dal profondo del cuore: non aiutateci! Se volete davvero che un giorno la Campania possa ritornare ad essere la bellissima terra di un tempo, abitata da persone civili, gente abituata a fare sacrifici per “tirare a campare” onestamente, per favore: non dateci alcun aiuto. Naturalmente vi ringraziamo per tutte le volte che, nel passato, vi siete prodigati per correre in nostro soccorso. La nostra riconoscenza sarà imperitura, ma adesso è giunto il momento di dire: no, grazie, non vogliamo più aiuti. È giunta l’ora che ogni cittadino campano si assuma le proprie responsabilità. La ricostruzione della città distrutta dalla guerra, gli aiuti per combattere il colera, gli interventi durante il bradisismo di Pozzuoli e dei Campi Flegrei, i fondi stanziati per la ricostruzione post-terremoto, l’invio dell’Esercito per combattere la criminalità organizzata: troppe volte i napoletani ed i campani in generale, hanno usato ed abusato della pazienza, dell’altruismo e degli aiuti dei loro connazionali, per tirarsi fuori dei guai. Al punto in cui siamo arrivati o risolviamo da soli i nostri problemi o periamo con essi. Non c’è alternativa. Qualcuno potrebbe obiettare sostenendo che il terremoto, il colera ed il bradisismo non dipendevano dagli uomini, erano avvenimenti imprevedibili. La risposta è no, assolutamente no! La sporcizia ed il degrado igienico sanitario furono le cause dello scoppio dell’epidemia di colera. Gli enormi danni causati dal terremoto furono in parte originati dal mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza in materia urbanistica. Il bradisismo a Pozzuoli è conosciuto da millenni, eppure mai nessun’autorità politica aveva pensato di organizzare, per tempo, un eventuale esodo. Per quanto concerne i fondi, stanziati dallo Stato, per la ricostruzione post-sismica, ci sarebbe da scrivere più di un trattato su come sono stati sperperati. Per quanto riguarda i miei corregionali dico: basta! Basta con i putipù e i triccheballacche. Basta con la stucchevole oleografia della cartolina con il Vesuvio, il mandolino e Pulcinella. Siamo nel 2008. Lo capite! Lo so che non potrei scrivere niente di più impopolare, ma se lo faccio è solo per farvi riflettere. Abbiamo bisogno di una lezione, di una durissima lezione. Ormai tutti i tentativi per risvegliare i campani sono stati fatti. Il richiamo all’assunzione delle proprie colpe non è servito a nulla. L’unico modo per rendere partecipi della loro stessa vita centinaia di migliaia di persone è stato quello di sommergerli da migliaia di tonnellate di rifiuti. Il “peso” dei rifiuti e la paura delle malattie ha attirato, improvvisamente, l’attenzione sul problema. Incredibilmente si sono risvegliate dal letargo le coscienze assopite da sempre. Le coscienze di persone che avevano quale unica filosofia di vita: “A me che me ne fotte”. “Anche se il candidato è un farabutto a me che me ne fotte, basta che me fa ‘o piacere”. Perciò mai più: “Basta ca ce sta 'o sole, ca c'è rimasto 'o mare, na nénna a core a core, na canzone pe' cantá... Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto... chi ha dato, ha dato, ha dato... scurdámmoce 'o ppassato, simmo 'e Napule paisá!”. E proprio questa “mentalità” ad averci portato sull’orlo del baratro. Basta! Se vogliamo veramente salvare il salvabile, dobbiamo pensare da soli a noi stessi. Dobbiamo incominciare a capire cosa significa vivere senza aspettare la manna dal cielo, senza aspettare l’aiuto dall’alto, senza chiedere la sovvenzione, il contributo, il miracolo di San Gennaro. Senza aspettare che gli organi dello Stato intervengano ogni volta in soccorso di una popolazione apatica e avulsa da ogni forma d’autoresponsabilizzazione. Quegli stessi organi che, a partire dal Presidente della Repubblica, sono in buona parte, formati da campani e per questo ancora più colpevoli. Anche per questa ragione, pur sapendo che, ovviamente, l’appello cadrà nel vuoto e pur sapendo che mi attirerò le ire dei soliti campanilisti dell’ultim’ora, usi solo a fare vacuo chiacchiericcio, ripeto agli italiani: NON AIUTATECI. Questa è la volta buona per lasciarci soli. La Campania ha bisogno di crescere e diventare adulta. Anche i bambini per imparare a camminare devono essere lasciati soli, liberi di cadere per poi rialzarsi. Se ci aiutate, non impareremo mai a camminare sulle nostre gambe. Altro che capitale del Regno delle due Sicilie, siamo diventati la capitale mondiale dell’immondizia e della camorra (che, se vogliamo, sono la stessa cosa). Una vergogna per l’intera Europa. Eppure con tutte le bellezze naturali, con l’arte, i monumenti, la buona cucina e il clima mite potremmo essere una sorta di paradiso in terra. Prima, però, dobbiamo risolvere, con le nostre forze, l’emergenza, poi aspettare che il tempo delle accuse e delle vendette arrivi. Quel giorno i responsabili di questa catastrofe saranno chiamati a rispondere del loro osceno operato. Gli immondi uomini nascosti nell’ombra saranno smascherati e dovranno rispondere della loro stupida avidità. E pensare che ero stato uno dei primi ad invocare l’aiuto degli italiani ed in particolare degli uomini e delle donne del Parlamento, ma la richiesta di soccorso non doveva essere intesa come: prendete l’immondizia da Napoli e inviatela in Sardegna. Assolutamente No. Gli italiani dovevano aiutarci a scovare i responsabili dello scempio. Quei giuda che hanno sepolto i rifiuti dentro le viscere della nostra terra. Gli industriali del nord che continuano imperterriti ad inviare i loro carichi di morte come se niente fosse accaduto o stesse accadendo. Non intendevamo chiedere aiuto per scaricare le colpe della Campania sulle altre regioni. Per aiutarci sarebbe bastato l’invio di più carabinieri, più poliziotti e soprattutto più magistrati. Per aiutarci sarebbe bastato contribuire a disinquinare quello che è già stato inquinato ed impedire che s’inquini il resto. A costringere ogni provincia della Campania a dotarsi di discariche a norma, a costringere tutti i comuni ad organizzare la raccolta differenziata. Questo è l’aiuto che chiedevamo. Null’altro.

 

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