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Questa pagina contiene un singolo articolo inserito il 18.01.08 10:29.

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SAN PANCRAZIO SALENTINO (BRINDISI) - Pace nel nome di don Tonino Bello Eleonora Vizzi ed Antonio Tedesco

Ginocchio%20e%20Retinopera%20Salento.jpgIl 2 gennaio, come da tre edizioni, si svolge l’annuale convegno su Don Tonino Bello, promosso dall’Associazione “Retinopera Salento” con il patrocinio della Provincia di Brindisi e della Regione Puglia - Assessorato alla Cittadinanza Attiva.

>>>>>>>>>> continua >>>

Ospiti della serata, oltre a Marcello Bello e Giancarlo Piccinni, vicepresidente della fondazione Don Tonino Bello, Padre Karol Milewski, parroco della Basilica di San Pancrazio in Roma, Agnese Ginocchio, cantautrice e testimonial della pace (Premio nazionale per la Legalità Borsellino per l’impegno sociale e civile) e la Corale della Chiesa Madre diretta dal maestro Pancrazio Scazzi. La manifestazione ha avuto il suo svolgimento nell’aula consigliare del Comune di San Pancrazio Salentino, come al solito gremitissima. L’appuntamento annuale con il convegno sul Vescovo di Alessano è per l’Associazione un momento fondamentale dell’intero percorso formativo. L’attività dell’Associazione si snoda ogni anno in una serie articolata di incontri su base quindicinale, ma i pilastri su cui si regge tutto il contesto è l’inaugurazione dell’anno formativo che avviene sempre l’ultimo sabato di settembre di ogni anno e poi il convegno su Don Tonino del gennaio, fino alla chiusura dei lavori in giugno, quando gli associati si ritrovano in pellegrinaggio ad Alessano sulla tomba dell’amato Vescovo. Il Presidente dell’Associazione Rino Spedicato, visibilmente emozionato, ha presentato gli ospiti della serata ed ha evidenziato l’alto valore simbolico che rivestiva il convegno per l’annunciata apertura del processo diocesano di beatificazione per Don Tonino Bello. Subito dopo ha preso la parola Marcello Bello che parlando del fratello ha ricordato che nel 2008 ricorre il 50° anniversario dell’Ordinazione Sacerdotale. Superato il primo impaccio emotivo, Marcello Bello ha ripercorso gli anni della giovinezza del fratello, gli studi, l’ordinazione sacerdotale, l’esperienza arcivescovile e la morte dell’amato Tonino. Questo percorso lo ha fatto portando avanti il concetto che ” Santi non si nasce ma lo si diventa e tutti siamo chiamati ad essere santi perché è una vocazione che interessa tutti, nessuno escluso”. La santità è presente in ogni gesto, in ogni atteggiamento, in ognuno di noi. Una santità che nasce e si coltiva nella famiglia “principale agenzia di pace” come viene indicata anche da Papa Benedetto XVI nel suo messaggio per la celebrazione della “Giornata Mondiale della Pace”. E’ la famiglia, infatti, che deve educare alla comunione e alla solidarietà e al riconoscimento della dignità delle persone. “Bambini e adulti educati alla pace” recuperando il senso delle cose, della vita, della morte, del dolore, della gioia …attraverso un forte tessuto di relazioni, di reciprocità. Sulla stessa linea l’intervento di Agnese Ginocchio che ha parlato dei diritti negati del bambino e dell’uomo, i testi delle sue canzoni hanno ribadito la difesa dei valori della legalità, della pace, della giustizia, valori che secondo la cantautrice devono essere vissuti nell’ambito della famiglia e della scuola. Diceva Agnese Ginocchio che se noi andiamo a leggere uno solo degli articoli della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, ci accorgiamo di quante cose non sono state ancora realizzate e chi sa ancora quanto tempo ci vorrà perché si creino le giuste sensibilità. Padre Karol Milewski, ha sviluppato il concetto di mondialità presente in Don Tonino presentando il suo impegno missionario nella missione in Uganda. Come diceva Don Tonino, infatti, “oggi non possiamo vivere nel guscio rassicurante del nostro cortile, isolati nei recinti delle piazzole paesane” ma la nostra attenzione deve essere rivolta al mondo intero nella sua globalità. “I lutti dei popoli lontani sono lutti cittadini, anzi di famiglia”, volendo specificare il fatto che aprirsi alla mondialità significa educarsi alla convivialità delle differenze. Non è sufficiente, infatti, predicare i grandi principi se questi non diventano prassi, è necessario pertanto, passare dalla “pace della coscienza” alla “coscienza della pace”. Secondo Padre Karol, tenendo conto della responsabilità che ognuno di noi ha nella storia, propone di lasciare dei segni, per tracciare un percorso di vita che narri la pace di chi ha creduto e combattuto per essa, in attesa di un futuro migliore per l’umanità. Sostanziale è stato il contributo della Corale della Chiesa Madre che tra i vari interventi ha saputo creare, con la sapienziale scelta dei brani un perfetto filo di collegamento tra “la terra e il cielo”.(

 

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