Patrocinata dall'assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Aversa, assessore la "tecnica" professoressa Maria Luisa Coppola, si è tenuta, in novembre 2008, nelle sale di Palazzo Parente, grazie alla disponibilità di "Antico Palazzo", la mostra personale della pittrice Maria Rosaria Marchi ,introdotta ed esplicata dal dott. Michele Loria - dirigente del Comune di Aversa nonché critico d'arte - con l'innovativo sistema multimediale power-paint.
La mostra è stata introdotta ed esplicata dal dott. Michele Loria, dirigente del Comune di Aversa nonché critico d'arte, con l'innovativo sistema multimediale power-paint.
Apprezzata quale pittrice, sinora in mostre collettive e in ambienti musicali (infatti accorda la vena pittorica al concertismo come clavicembalista professionista in ensembles di musica antica), la Marchi ha suscitato sincero interesse per il suo non comune essenziale figurativismo, giocato su blocchi di colore di vivida cromaticità e distesi su immagini fondamentalmente bidimensionali di originale effetto; come originale è la tecnica delle luminosità che già dal primo approccio comunica intensa emozione o meglio si mostra come invito dell'autrice a compartecipare di visioni trasognate di mondi al-dilà, diversi ma verosimili.
Ma da dove quest'emozione dello spettatore, quando, invece, il tema ricorrente della Marchi è, semmai, il trovarsi proiettati in una mai esperita realtà, sconosciuta eppure svuotata di angoscia, una neutra immobilità?
Una chiave, una risposta è nel tema che l'artista da alla rassegna: "C'era due volte": in questi mondi irreali così vividamente espressi attraverso un'impossibile luce che in un'unica visione trapassa dalla solarità alla propria estinzione nel profondo blu della notte tutto è segno che avverrà o forse è avvenuto qualcosa di cui dobbiamo capire il mistero; che ciò che ci appare è epifania di altre possibilità dell'Esistenza; che il mondo si racconta sempre due volte e i cui esiti sono sempre aperti: gioia e dolore e solitudine ... tutto è in gioco.
Ed a me solitario tocca scegliere la strada, a me decidere viso a viso con le cose chiuso tutto in me stesso.
Nelle pitture della Marchi si manifesta una simbolica assenza di figure umane, del consorzio umano, proprio perché dinanzi alle scelte di come interpretare il mondo non c'è posto per un viaggio in comune, non v'è altro che la mia esistenza.
Da ciò la notevole capacità dell'autrice di procurare allo spettatore l'onirica sensazione di essere stati posti in uno stato di indefinita solitudine ma stemperata, come già dicevamo, da una fissa "apatia", dove si è quasi invitati (vedi le tende semiaperte o le quinte di roccia sul mare o le cornici di elementi vegetali) non a sentire o patire la realtà, ma ad interpretarla, a scoprirla.
Nel dipinto "Città sul mare" questa barca è alla deriva tragica o i suoi occupanti sono già in cammino, al sicuro nella città dorata? e la celeste città sul deserto, il solitario viandante l'ha da poco lasciata o, forse, è la sua meta sognata? E ai piedi delle "Montagne lunari" quei caleidoscopici tappeti non sconcertano più di tanto se sono segno di affermative speranze ... forse gli uomini, la buona umanità è dietro quei monti silenziosi.
Al vernissage pubblico, numeroso, selezionato ed interessato, piacevolmente intrattenuto dall'artista presente (en passant, per Aversa una "scoperta culturale" dell'avvocato Antonio Santi) che non si è sottratta alla richiesta di approfondire, insieme con la prof. Coppola e con il dott. Loria, i temi trattati nei dipinti.


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