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Questa pagina contiene un singolo articolo inserito il 15.03.09 21:01.

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8 - L'angolo delle Letture c.s. a cura di Luigi Alviggi

book.jpg  Nell'angolo delle letture trovano posto brani scelti da grandi classici o da best-seller del momento, liriche, proverbi, massime, di scrittori, poeti, filosofi, grandi pensatori. Le citazioni cercano di avere un senso conchiuso, oppure essere emblematiche dello stile o dell'ispirazione dell'autore prescelto. Esse vogliono essere tentatrici, stimolando il lettore interessato ad approfondire la lettura proposta. >>>

 

Casta Diva, che inargenti

Queste sacre antiche piante,

a noi volgi, il bel sembiante,

senza nube e senza vel.

Tempra, o Diva,

tempra tu de' cori ardenti,

tempra ancor lo zelo audace,

spargi, in terra, ah, quella pace

che regnar tu fai nel ciel.

Felice Romani (1788 - 1865)

Norma (1831)  

 

Attraversate le Alpi si entra in un paese dove l'inverno somiglia a una bella giornata d'autunno in Danimarca.....  la stanza che mi assegnarono aveva un pavimento lastricato di selci e tre letti di grandezza trascendentale; nel camino ardevano quattro legnetti ma il fuoco era una specie di illusione ottica, non scaldava proprio per niente; decisi di mettermi a letto - e dormii fin quando il sole, entrato dalla finestra, non illuminò la mia stanza. Mi alzai e ne bevvi ogni raggio: non è questa in fondo la bevanda più squisita che l'Italia  è in grado di offrire? Volli bere più sole, e per berne uscii fuori; ma più bevevo, più ne desideravo dell'altro, e più forte. Accade infatti ai bevitori di sole quel che accade ai bevitori comuni, che vogliono bere sempre di più e cercano un vino sempre più forte.

Hans Christian Andersen (1805 - 1875)

Il bazar di un poeta (1842)

 

CYRANO:  Ecco il destino mio:

far da suggeritore, - e meritar l'oblio! ...

Io monterò nell'opalina luna,

Le Bret, senza il soccorso di macchina veruna...  

Ma che diavolo andava a far, che c'era,

che mai ci andava a far egli in quella galera?

Astronomo, filosofo eccellente,

musico, spadaccino, rimatore,

del ciel viaggiatore

gran mastro di tic-tac.

Amante - non per sé - molto eloquente

qui riposa Cyrano

Ercole Saviniano

Signor di Bergerac,

che in vita sua fu tutto e non fu niente!

Io me ne vò... scusate: non può essa aspettarmi.

Il raggio della luna, ecco, viene a chiamarmi.

(Ricade. Rivolto a Rossana, che piange.)

Io non vò che tu pianga meno il tuo seducente

 il buono, il bel Cristiano. Io voglio solamente

che, quando le mie vertebre avrà dòme il gran gelo,  

un duplice tu dia senso al tuo nero velo,

e che il suo lutto sia anche un poco il mio lutto.

... ... ... Ella guarda... mi pare...

che la Camusa ardisca il mio naso guardare!

(Levando la spada.)

Che dite?... E' vana... so... la resistenza adesso,

ma non si pugna nella speranza del successo!

No, no: più bello è battersi quando è invano.

Edmond Rostand (1868 - 1918)

Cyrano di Bergerac (1897) (trad. M. Giobbe)

 

Avevo undici anni e un aspetto per nul­la aggressivo, e neppure intelligente. Chi si aspetta­va di giocare con un vegliardo barbuto dalla fronte corrucciata trasecolava nel vedersi di fronte un ragazzino che portava ancora i calzoni corti. Molto spesso la mia apparizione veniva salutata da una salva di risate incredule, e persino di scherno. I miei avversari erano quasi sempre adulti, a volte anche notabili, o aristocratici; ma tutti possedeva­no, del gioco, una visione molto limitata, per cui avevo ragione di loro senza difficoltà. Era diverten­te, lo confesso: mi piaceva vederli dibattersi, annaspare, perdere la pazienza, arrabbiarsi... in genere, quantunque messi di fronte a sconfitte incontesta­bili, non credevano ai loro occhi; alla fine, però, dovevano arrendersi all'evidenza: ero più forte di loro. Alcuni, tuttavia, giustificavano la propria sconfitta sostenendo di aver perso volutamente per non dovermi dare un dispiacere. Ma c'erano altri che mi accusavano di barare (se mai è possibile ba­rare agli scacchi). Si insinuava che le mosse mi ve­nissero comunicate, con una mimica convenziona­le, da un maestro presente in sala. Altri ancora di­cevano che ipnotizzavo i miei avversari, che leggevo loro nel pensiero, che ero posseduto dal demonio; e c'era addirittura chi sosteneva - e la voce si era sparsa con velocità impressionante - che non avevo undici anni, bensì trenta, e che ero un nano camuffato da bambino.

Paolo Maurensig (Gorizia )

La variante di Lüneburg (1993)

 

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