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Questa pagina contiene un singolo articolo inserito il 08.03.09 21:11.

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AVERSA / Discarica o pantano????? Giuseppe Capone.

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Non è sempre colpa della pioggia! Carlo Frutti

Fare Ambiente eco.jpg

Dopo la tragedia provocata da una frana di terreno sulla A/3 Salerno-Reggio Calabria  si tornerà a parlare di dissesto idrogeologico e la causa sarà attribuita alle piogge intense, al maltempo, a questo inverno particolarmente rigido, scomodando magari gli assetti climatici mondiali e l'effetto serra.  Purtroppo non è così. >>>

Le cause, invero, vanno individuate in un uso del territorio dissennato e soprattutto nella sottovalutazione della stabilità dei suoli e dei versanti  laddove si interviene con la realizzazione di infrastrutture che incidono profondamente sul paesaggio e sull'assetto territoriale.

 

Dalle immagini televisive della A/3 colpita dalla frana, come da quelle di recenti frane in area alpina che hanno bloccato importanti località turistiche, si è potuto notare come alcune opere di difesa sono risultate, alla luce dei fatti, assolutamente inadeguate, realizzate con tecnologie ormai superate ed a forte impatto ambientale.

 

I tradizionali muri di sostegno in cemento armato, le funi e le  reti passive, le barriere paramassi rigide oggi possono essere sostituite, grazie all'innovazione tecnologica,  con sistemi attivi e reti paramassi elastiche, debris flow (barriere per colate di detriti e fango), drenaggi profondi, microdrenaggi e la regimentazione superficiali delle acque, il tutto abbinato a tecniche di ingegneria naturalistica e con ridotto impatto ambientale.

 

Troppo spesso, nell'emergenza come nella quotidianità, gli interventi sul suolo sono realizzati sulla base di progetti "fotocopia", con indagini geologiche e geotecniche approssimative,  da prezziari "bloccati" che non tengono conto dell'opera nel suo complesso, durabilità delle opere e della manutenzione nel tempo degli interventi, e delle più recenti innovazioni tecnologiche e di tipologie d'intervento; ed i lavori sono eseguiti, spesso per le opere di protezione e di consolidamento di versante, in sub appalto e con personale a volte non qualificato.

 

Si evidenzia, quindi, l'esigenza di una conoscenza accurata e diffusa del territorio, di una progettazione dettagliata e mirata degli interventi, e l'utilizzo di tecnologie innovative a basso impatto ambientale. Fondamentale, in questo senso,  è il ruolo dei professionisti che sono chiamati a seguire, dallo studio alla realizzazione, al monitoraggio, alla verifica ed alla fase di esercizio, ogni aspetto delle opere.

 

Urgente è passare da una politica dell'emergenza ad un attento programma di prevenzione e di governo dei processi di degrado del territorio, badando alla relazione tra ambiente e presenza antropica, e potendo al tempo stesso avvalersi di tecnologie innovative ed efficaci per l'esecuzione delle opere e la manutenzione, ma capaci al contempo di mitigare l'impatto ambientale, implementando anche  norme tecniche, codici per la progettazione e gli interventi,  metodologie per la verifica, linee guida e tipologiche delle opere, revisione dei prezziari, formazione, percorsi progettuali ed esecutivi premianti e validati,.

 

Oggi che la crisi economica impone scelte ed investimenti con l'attivazione di risorse rilevanti per la realizzazione di opere pubbliche, rapidamente cantierabili, non si può disconoscere che la difesa del suolo e le azioni di previsione e prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico, sono la prima, urgente e non rinviabile opera pubblica  per l''Italia.

 

Ed al prossimo disastro non prendiamocela di nuovo con la pioggia !!!

 

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