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Nell'angolo delle letture trovano posto brani scelti da grandi classici o da best-seller del momento, liriche, proverbi, massime, di scrittori, poeti, filosofi, grandi pensatori. Le citazioni cercano di avere un senso conchiuso, oppure essere emblematiche dello stile o dell'ispirazione dell'autore prescelto. Esse vogliono essere tentatrici, stimolando il lettore interessato ad approfondire la lettura proposta.
Come gli antichi romani, i cani di Capri dedicano la maggior parte del loro tempo alla vita pubblica. La piazza è il loro Foro ed è lì che essi scrivono la loro storia.
Quando don Antonio apre la sua osteria e don Niccolino, barbiere e salassatore, esce dal suo salone, Capri comincia un giorno nuovo. I cani compaiono da ogni punto e si avanzano lenti e solenni, ecco quello del dottore, quello del tabaccaio, quello del segretario, di là viene quello di don Arcangelo e poi quello di don Pietro, e così via di seguito; quindi, dopo un saluto fatto secondo le regole stabilite dalla natura, si accucciano in piazza a meditare....
I cani dell’Albergo Pagano arrivano dopo qualche momento. Si alzano più tardi degli altri perché fanno un pranzo terribilmente pesante. Sono tutti discendenti del vecchio venerabile "Timberio", il vecchio cane di Pagano che cammina un po' indietro dal resto della famiglia. Timberio ha una cataratta in un occhio, ma con l'altro osserva la vita con calma impassibile. La famiglia dei cani Pagano è sempre stata la prima a Capri, ed ora, dal giorno in cui uno dei loro padroni è diventato sindaco, si sono ancor più rinchiusi in quell'atteggiamento riservato che hanno sempre saputo mantenere verso le classi più basse. Generalmente formano circolo a parte con qualche cane liberale sotto i portici del Municipio.
Axel Munthe (1857 – 1949): I cani di Capri
Ma quanti colori sgargianti restavano! La faticaccia di crear l'Universo s'era trascinata a lungo -per sei eterni giorni di cui non s'è mai capito la durata, e fra difficoltà enormi: ce n'era voluto, per tener le tenebre separate dalla luce, l'acqua ben divisa dalla terra!... Di pessimo umore, perché s'accorgeva che il lavoro non riusciva come voleva Lui, il buon Dio aveva usato con molta parsimonia i colori costosi; ma a opera compiuta vide che gli rimanevano blu e verde d'ogni gradazione e lacche d'ogni genere; perfino un tubo intero di giallo-cromo bastante a ricavarne un sistema solare completo.
Domineddio, avendo finito di architettare l'Universo, riguardò tutti quei colori avanzati, ed esclamò: "Ci faccio la scialata!". E, ripreso da eroico furore, impazzì ed emise un grido di gioia - il dernier cri dell'Universo: Capri...
Gettò via i pennelli e si mise a lavorar di spatola - a schiaffarci i colori puri, sul quadro, senza nemmeno impastarli: cobalto per il cielo e, per il mare, oltremare, orlato di verde smeraldo sotto la costa. Spremuto il tubo giallo-cromo, accese il Sole e rimase abbagliato. Capri era fatta.
Edwin Cerio (1875 – 1960): Guida inutile di Capri (1946)
Era quel mare tempestato di liquide gemme splendenti, quella tavolozza palpitante di vivi colori spremuti senza risparmio, quei blu venati di verde, i rosa e gli azzurri irrequieti, i celeste acquamarina appariscenti, i cobalti smaltati, i densi lapislazzuli intarsiati, le elaborate trasparenze arabescate; erano i giorni in cui tutti i colori dell'isola si accendevano, come in una tela fauve, coi colori depositati dal pennello o dalla spatola solo nel tocco e nel grumo essenziale, assoluto, scelto per esclusione, e caricato di tutto il potere e la forza dirompente dei segni elementari ...
Sogno a volte di essere l'imperatore Tiberio. In sogno ordino che si portino al mio cospetto tutti i proprietari di questi motoscafi. Uno lo faccio imbrattare di nafta, un altro lo faccio seppellire tra i rifiuti, un altro viene costretto a bere un buon litrozzo di benzina, un altro è condannato a morire lentamente soffocato in un sacchetto di plastica, e così via, sempre applicando la pena dantesca del contrappasso. E poi li faccio buttare tutti giù, dal Salto di Tiberio, precipitevolissimevolmente a capofitto nelle cristalline acque di Capri che, finalmente vendicate, li attendono limpide e ridenti laggiù.
Raffaele La Capria (1921): Capri e non più Capri (1992)

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