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Questa pagina contiene un singolo articolo inserito il 12.07.12 18:51.

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Italia-Germania: 19 giugno 1970, 28 giugno 2012 Vito Russo

merkel.jpgIl 19 giugno del 1970 c'ero ( mi trovavo con il complesso a suonare a Marina di Ravenna nel locale "Le ruote" gestito da un ex ciclista professionista), ieri sera... anche: dopo tanti anni la storia si ripeteva, quasi. Anche allora la Germania veniva da 4 partite superate con disinvolta potenza e l'Italia da incontri superati con un po' di buona sorte, ma qualcosa per me era diverso: il 19 giugno del 1970, nel pomeriggio nell'albergo nel quale pernottavamo dal primo giugno, arrivarono due pulman con 100 tedeschi che ci avrebbero fatto compagnia quella notte. Non era un problema, eravamo abituati alle ore piccole  e l'allegria non ci spaventava ma quella sera c'era la partita di semifinale Germania-Italia: dove l'avrebbero vista? La videro con noi nel locale  "Le ruote". Noi eravamo: il proprietario, tre camerieri, barman, e quattro del complesso musicale; gli altri due, poco tifosi e neanche appassionati di calcio, vagarono sul lungomare per tre ore circa. Da quella sera ho seguito altre partite tra Italia e Germania: quella memorabile dell'82, e quella del 2006 in Germania entrambe con l'Italia Campione del mondo: non avevo mai  collegato i momenti vissuti in quel lontano 1970. >>>>

Il richiamo scattò ieri sera nel momento degli Inni: ricordai improvvisamente la strana atmosfera che ci avvolse  nel '70 nel momento dell'inno tedesco cantato a bassa voce da 100 tedeschi vicini alle nostre orecchie; mi ritrovai a pensare e ripassare i versi di una gustosa poesia di Giuseppe Giusti, "Sant'Ambrogio",  in cui il poeta si trova nella chiesa tra soldati Boemi e Croati ad ascoltar il coro de "I Lombardi alla prima crociata",  " Oh Signore dal  tetto natìo  che introduce "... un cantico tedesco lento lento per l'aer sacro a Dio mosse le penne: era preghiera e mi parea  lamento...sentìa nell'inno la dolcezza amara de' canti uditi da fanciullo: ... un desiderio di pace e di amore...qui se non fuggo abbraccio un caporale colla su' brava mazza di nocciolo, duro e piantato lì  come un piolo. Non abbracciai né tedeschi né tedesche, ma l'emozione era possibile e contagiosa.

L'inno tedesco non rispecchia il carattere tedesco duro e militaresco nell'immaginario collettivo: pacato, appoggiato, solenne, composto da Joseph Haydn, in altre composizioni allegro e spumeggiante, invitava, nel momento dell'adozione, (Deutschland uber alles) i tedeschi a considerare sopra ogni cosa l'unità della patria e non, come erroneamente si crede, il dominio sugli altri. Hitler infatti fu  ispirato, nei suoi slanci utopistici, dalla musica più sanguigna e poderosa di R. Wagner. Il nostro inno, composto nel 1847 dal poeta G. Mameli e dal Maestro A Novaro, ignorato per il suo spirito Repubblicano nel periodo Sabaudo,  proposto come inno provvisorio nel 1946 e sancito definitivamente il 18 luglio 2006 con decreto che allega lo spartito musicale e relative modalità di esecuzione, è ancora alla ricerca di una definitiva consacrazione;  nello spirito, nella scansione ritmica e nell'andamento, conserva ancora quel carattere garibaldino con cui era nato con un andamento da marcetta che ispira poca solennità; qualche tentativo è stato fatto dal Maestro Salvatore Accardo che lo propose in una versione più solenne ed intimista  con un maggiore uso degli archi ed un maggiore rispetto della melodia spesso sovrastata dalla rumorosa ritmica.

Quella partita del '70, sembrava conclusa, vinceva L'Italia 1 a 0, ma quasi allo scadere il terzino del Milan, K. H Schnellinger  trovò la spaccata memorabile che ci spinse ai supplementari. Ci trovammo in una bolgia; 100 tedeschi che urlavano di gioia e 6 di noi che pensavano che la forza per ricominciare non ci sarebbe stata... e invece sappiamo tutti come andò a finire; alternanza di gol: ad ogni gol nostro era un vocio... ad ogni gol tedesco era un boato fino... al gol definitivo di Rivera. Senza accorgercene eravamo saliti tutti sui tavoli, italiani e tedeschi, stravolti, felici (noi), mesti loro ma il gesto che sdrammatizza tutto e rende lo sport pacifico mezzo di comunicazione  lo fecero loro: ci salutarono e si complimentarono ( come se la partita l'avessimo giocata noi) dandoci la mano. I tedeschi che si comportano da inglesi: un comportamento simile sarebbe auspicabile, nel calcio in particolare, ma, nonostante i tentativi delle varie Federazioni sportive, il programmato terzo tempo non si realizza ed i finali delle partite sono quasi sempre scoppiettanti, particolarmente nei confronti degli arbitri. L'atteggiamento dei tedeschi mitigò il nostro entusiasmo ma è rimasto nella mente e nel cuore una bellissima lezione di sport e di civiltà. Noblesse obblige!

Quella notte si dormì poco, la mattina quando partirono, ancora meno: passando davanti alle nostre camere si divertirono, mentre eravamo ormai nel sonno più profondo, a bussare con chiassosa insistenza: fu la loro teutonica vendetta sollecitati dalle irrequiete walchirie che li accompagnavano, fra cui molte di notevole aspetto, e  cavalcarono fino in fondo al corridoio allontanandosi  con i rumori in dissolvenza e concludendo, con i clacson dei pulman che partivano, la loro breve ed amara permanenza a Marina di Ravenna, che si trova poco più su della linea gotica. Questa volta, però, in modo molto più decoroso realizzarono, sempre con il nostro contributo di... italiani, la loro ennesima... ritirata per la Germania.

 

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