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Questa pagina contiene un singolo articolo inserito il 10.08.12 07:41.

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Default greco e possibili effetti contagio in Italia Arturo Palomba

euro 4.jpg

L'Italia vive una fase di grave crisi economica. L'esempio della Grecia potrebbe farci riflettere su come si arriva a casi di default.

Sicuramente alla base ci sono errori grossolani ma si verifica un default quando è l'intero paese a funzionare in maniera inefficiente. Nel caso greco, gli eccessi di un sistema ad alto debito pubblico sono dipesi da una serie di fattori: >>>>

1) Gli stipendi dei dipendenti pubblici rappresentano il 40% del Pil, oltre alla presenza in alcuni settori di bonus e premi ridicoli, uno fra tutti il bonus per chi arriva puntuale al lavoro.

 

2) Ci sono retribuzioni extra che hanno dell'assurdo. I forestali per esempio ricevono un'indennità per lavoro all'aria aperta.

 

3) Aggiungiamo a ciò, dopo l'ingresso nell'UE nel 2001, i miliardi di Euro di finanziamenti dell'Unione stessa che sono stati "recepiti" dai governi ellenici, non solo come impulso allo sviluppo e all'ammodernamento delle infrastrutture, ma soprattutto come spartizione tra i vari livelli gerarchici della scala sociale greca.

 

4) Infine le pensioni anticipate, fissate a 50 anni per le donne e 55 per gli uomini e un'indennità per 600 categorie ritenute usuranti, tra cui spiccano i parrucchieri, per i danni derivati dalle tinte, i musicisti che suonano uno strumento a fiato, i presentatori televisivi, per gli effetti nocivi dei microfoni sulla salute.

 

La spesa pubblica in tutti i settori ha creato una illusoria realtà del benessere.

La crisi greca è ingannevole. La vera contraddizione è la seguente:

- nella migliore delle ipotesi la Grecia è stata vittima di un politica economica sedicente neoliberale, ostinatamente non espansiva;

- nella peggiore delle ipotesi, è addirittura interessata a una crisi drammatica, che metta in difficoltà l'euro e apra la strada all'acquisto in saldo del paese.

Secondo un altro punto di vista, però, la Grecia è anche colpevole. O meglio, lo è la sua classe dirigente, e per ragioni che a noi devono interessare molto. Un alto funzionario del governo tedesco, intervistato dalla BBC, osserva che la scarsa credibilità della Grecia è dovuta al fatto che il suo governo si dichiara apertamente incapace di esigere il pagamento delle tasse. Si dichiara anche incapace, sempre apertamente, di fermare il pagamento di trattamenti assistenziali a soggetti che non hanno più i requisiti per poterne usufruire o che risultano addirittura morti.

Un ceto politico corrotto (a destra come a sinistra), rappresentante delle rendite, ma non dei cittadini, ha creato larghe clientele e ha permesso che crescesse a dismisura l'evasione fiscale con lo scopo di mantenere il potere. Questo ceto si è assicurato il consenso con le assunzioni clientelari, quindi con voti di scambio, e ha rifiutato ostinatamente (altra non casuale coincidenza con l'Italia) di introdurre un salario di cittadinanza. Un salario che esiste in tutta Europa e non sono in Danimarca (some sorprendentemente ci si ostina a credere) e che avrebbe reso le persone indipendenti dal clientelismo.

I conti dello stato si sono gonfiati per mantenere l'andazzo di casta. Fino alla generale crisi, che pagheranno tutti, anche noi cittadini europei danneggiati da una eventuale uscita della Grecia dalla comunità Europea.

Poi arriverà, promettono, il cambiamento. Ma non avverrà un bel niente, anche perché i risanatori responsabili e progressisti perderanno le elezioni (in conseguenza della politica dei sacrifici) e le destre ricominceranno da capo a sfasciare il bilancio.

È essenziale, allora, distinguere le responsabilità delle politiche economiche dalle responsabilità della corruzione del ceto politico. È importante, perché altrimenti si rischia di offrire un alibi ai ceti politici corrotti, indicando il problema in un "altrove", che mette la palla fuori gioco. Negli ultimi duecento anni il sistema greco è stato clientelare: ogni partito si è creato la sua clientela per vincere le elezioni. Chi viene eletto ricompensa il voto con l'assunzione nel settore pubblico.

Ovviamente tutto questo a noi italiani non è che interessa molto visto che siamo completamente lontani da queste logiche o modi di fare.

Ne siamo veramente certi?

 

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