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Questa pagina contiene un singolo articolo inserito il 23.09.13 21:28.

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Andrés Barba, "Agosto, ottobre", Mondadori Luigi Alviggi

Foto ALVIGGI Barba.jpg

Il protagonista è un quattordicenne madrileno portato dalla famiglia al mare per le vacanze, come ogni anno, a ritrovare gli amici di sempre. A turbare il periodo festivo c'è, però, quest'anno, la grave malattia della zia Eli, sorella del padre, che sconvolge i sereni progetti della famigliola: oltre Tomás, i genitori e Anita, la sorella più piccola. Fisicamente lui è già un uomo e cova dentro la smania per diventarlo sotto ogni profilo. Nella breve estate cumulerà esperienze fondanti e un grave peso sulla coscienza che, se da un lato lo faranno maturare, dall'altro lo guideranno verso direzioni inattese che, se garantiranno il passaggio all'età adulta, lo faranno in maniera non indolore. >>> continua >>> 

Ma non sarà solo questo. Capiterà l'occasione per sperimentare un mare di novità: nuovi discorsi, nuovi atteggiamenti, nuovi modi di porsi dinanzi ai divieti e alle concessioni genitoriali. Viene intrapreso il percorso da fanciullo ad adulto in erba, e crescere non è mai un processo senza discontinuità e turbamenti. Segno preminente del mutamento è l'iniziare a guardare ai genitori e alla stessa zia sotto una luce diversa. Non più fonti di autorità ed ammaestramento, ma individui, per certi versi estranei, con meriti e colpe. Inquadrare su uno sfondo di cruda realtà chi per anni è stato l'unico riferimento, fa crescere come null'altro. E crescita è anche il balordo esperimento di mettere alla prova le capacità fisiche, rimanendo sott'acqua oltre il limite, rischiando l'annegamento per uno stupido volendo conoscere i propri limiti, o, meglio, collaudare il nuovo sé che sbuca impavido dai timori adolescenziali. È il punto di svolta. I divieti paterni si indeboliscono, aumenta a dismisura la voglia di nuove emozioni. È un Tomás diverso che chiede vacanze diverse, a voler marcare con autorità la propria presenza distinta ed unica nel mondo.

 

   Scartati i vecchi amici per un misto di invidie e rancori di antica data - realizza solo ora di essersi sentito, per certi versi, inferiore a loro -, si avvia verso luoghi proibiti e subito incontra un quartetto di coetanei che di sicuro i genitori non approverebbero. Il loro bullismo iniziale viene superato con un attacco spericolato, anche se dentro è preda di una paura dannata. L'istinto gli suggerisce che chi colpisce per primo, colpisce due volte. Nulla di trascendente, per entrare in un gruppo di malavitosi quindicenni non è ancora alto il prezzo da pagare.

 

   Andrés Barba è nato a Madrid nel 1975 e la prima notorietà l'ha avuta con il libro "La sorella di Katia", pubblicato in Italia nel 2005. Viene annoverato tra i più promettenti giovani scrittori spagnoli. Suo merito è farci scorrere sotto gli occhi, facilitato in questo anche dall'età, nitide immagini di giovinezza. Essa è tutta lì, descritta con le sue impuntature, con le incertezze, coi dubbi che nascono immediati, con le corse in avanti per poi, d'improvviso, tornare alla retroguardia, abbandonando posizioni conquistate poco prima. Uno sporgersi ed un ritrarsi nell'altalena della crescita, un pregio, questo, dell'Autore non da poco.

 

Lo stile narrativo è di un fascino raro; il lessico è comune, ma le composizioni insolite. Barba non si ferma alla superficie, ma ama scendere in dettagli insoliti come chi è alla ricerca della vera natura di quanto ci circonda. E questo, tanto per cose, che per persone. Egli indaga, con la sagacia di un ricercatore, anche le immagini più comuni ponendone in evidenza aspetti inconsueti. Nelle persone fa affiorare suggestioni inattese, aspetti fisici minuti, accostamenti imprevedibili, pensieri subconsci. Possiede originali capacità di analisi e sfoglia gli aspetti dell'esaminato come le voci composite di un indice analitico, una propensione proustiana verso le minime sfumature. C'è, invero, nell'insieme qualche forzatura di elucubrazioni, ma è chiaro che sono minuti incidenti di percorso. Il procedere nella maturità dissiperà le piccole nebbie stagnanti.

 

L'iniziazione sessuale - il passo più ambito - si compirà la sera della fiera del paese con una delle ragazze del nuovo gruppo, di cui non sa nemmeno il nome. Simili in tutto, gli riesce difficile distinguerle. Sarà ad un tempo vittoria esaltante e sconfitta umiliante. Pagherà l'inesperienza a fronte della più esperta, eppure un successo perché per la prima volta si confronterà con l'altro sesso, conoscerà il corpo femminile, assaporerà la bocca di lei ingurgitando sensazioni che, pur allo stato indigeribili, rimarranno a riferimento futuro. Il cambiamento totale è avvenuto. Quando, per caso, la stessa sera incontra i ragazzi del vecchio gruppo, può solo marcare la distanza abissale che si è creata con loro, li sentirà abitanti di un altro mondo. L'unico contatto-sfogo possibile è fare a botte con uno di loro. Scopertosi sulla sponda opposta del fiume, la troppa acqua che scorre in mezzo è oramai invalicabile. 

 

E il cambiamento culmina con la fine della zia. Tutto accade in quell'agosto caldo e virulento che, in un sol colpo, appare voler liberarsi dei mesi, degli anni tutti che lo hanno preceduto, scaricando, per Tomás, d'improvviso la fanciullezza e guidandolo, maestoso, nell'età adulta.

 

"Era un lutto bianco, lugubre di pura luce, e ora schiudeva le sue morbide e grandi porte. Il bianco era il colo­re della morte. Quasi non parlarono, quel giorno. Per certi versi sembrava avessero già ripreso la vita invernale con i suoi obblighi, e che ciascuno di loro portasse in sé il peso di quelle preoccupazioni che non si condividono, perché da poco, ma che com­pongono l'esistenza di tutti i giorni. Accoccolate dietro le labbra chiuse c'erano le cose che avevano provato e che solo molto timidamente si spingeva­no a dire. Il modo in cui stavano vivendo la morte della zia Eli esprimeva il loro reciproco appartener­si, la loro somiglianza, ma anche la loro solitudine. Cominciò ad avvertirlo lì, mentre faceva la valigia, dapprima come una specie di irritazione diffusa e priva d'oggetto, poi in modo freddo, con autentica rabbia. Lo avevano ingannato. Non i suoi genitori nello specifico, ma tutti. Era stato ingannato. Sollevò la mano e se la piazzò davanti, rimanendo a fissare quel pensiero come un folle. A tratti si vergognò di non averlo capito prima. Ma cos'era, esattamente, che aveva capito? Non lo sapeva. L'inganno. Una specie di vento che si era alzato investendo tutte le cose, ammassandole contro un angolo del mondo. Sentiva uno strano desiderio di essere violento, im­petuoso, vorace, come se qualcosa potesse sbucare da quelle dune illuminate e divorare in un boccone anche lui, come aveva fatto con la zia Eli. L'estate era finita. L'indomani avrebbero preso il treno del ritorno, e si sarebbe trovato di nuovo in città. Tutto sarebbe finito così? Non poteva finire così."

 

Ed ecco, incontrando per l'ultima volta i nuovi amici, sull'onda dell'ebbrezza e di altro cresce la foia collettiva, e il destino vuole che capiti a tiro la meno preparata, la più esposta, la ragazza più debole, e tutto si consuma nel silenzio e nell'inquietudine collettiva, quasi l'oblio volesse sommergere anzitempo quanto ancora non è accaduto. Tomás, l'iniziatore, si mantiene meno colpevole degli altri ma finisce con il sentirsi primo responsabile. La coltre del rimorso, incessante, scende su di lui con i suoi effetti a lenta penetrazione. L'agosto si spegne su sentimenti ad un tempo nuovi ed antichi.

 

È ottobre. Il ritorno a casa se pone fine alla "sbandata" dà inizio alle riflessioni. Da qui al malessere, alla paura, indistinta e globale, agli incubi, all'angoscia, il passo è breve. Tomás si taccia di vigliaccheria per non aver pensato a fermare gli altri, a bloccarli nell'atto vergognoso che stavano compiendo ed aver dissimulato il suo vero sentire fingendosi partecipe allo stupro collettivo verso chi non era in grado di difendersi. Il mondo intorno stravolge le dimensioni solite. Anche l'interesse di una compagna di classe per lui viene enucleato e spogliato di ogni attrattiva. Anziché fornirgli piacere provoca disgusto e ripugnanza, ed ogni cosa bella viene contaminata dalla peste del ricordo. Trovare per caso le chiavi della casa della zia Eli lo spinge alla fuga, lasciando uno scarno biglietto ai suoi. La fuga adolescenziale è un classico delle analisi su questa età della vita. Essa rappresenta un tentativo di scampare alla tensione derivante da conflitti angosciosi e duraturi mutando il teatro d'azione, la realtà circostante. Ed infatti Tomás sente di dover tornare, solo, al luogo di vacanza, alla ricerca del sé di prima. Pensa, rientrando in quei posti, di recuperarlo, di raccattarlo per strada e di nuovo congiungerlo al lui di adesso. Un modo per ritrovare la pace in e con se stesso. E come se non rivedendo lei? La prima prova che lo attende è però dormire nella casa della morta ove hanno staccato la luce e tutto si veste di riflessi paurosi. Vaga poi due giorni prima di riuscire a scovarla.

 

"Era seduta davanti al supermercato, su una stretta panchina, con due o tre sacchetti di plastica accan­to ai piedi. Fissava la porta automatica che si apriva e si richiudeva come se stesse aspettando qualcuno. Non ebbe la certezza che fosse lei fino a quando non si avvicinò a pochi metri. Indossava una gonna di panno marrone e un maglioncino blu sul quale era ricamato il muso enorme di un gatto, aveva i capel­li più lunghi e raccolti in una coda troppo alta, che partiva quasi dalla sommità del cranio. Provò pudo­re nel vederla così brutta, un pudore impietosito e un po' violento, come quello che a volte aveva pro­vato vedendo una persona cara rendersi ridicola davanti ad altri che l'avrebbero giudicata senza pietà. L'autunno le era passato addosso, come a tutti, ma lei sembrava averlo accusato meno degli altri, miste­riosamente estranea, con la rusticità sempliciotta del­la ragazza di campagna. I suoi occhi erano molto più piccoli di come li ricordava, due occhi definiti, minu­scoli, come due sottili linee orizzontali, due tacche nella pelle spessa del viso. Il cuore prese a battergli con furia, e pensò che parlando la voce gli sarebbe tremata. Ebbe l'assoluta certezza che sarebbe stato un fallimento assoluto. Fece diversi passi nella sua direzione, poi si fermò, intimorito. Non sapeva nep­pure da dove cominciare. Marita si girò verso di lui."

 

L'incontro non risolve nulla. È solo chiaro che il modo in cui la vittima ha vissuto e ricorda quei brutti momenti è del tutto dissimile da quanto dolorosamente prova nell'animo Tomás. Decide allora di rientrare a Madrid, ma l'indomani per il bus rimangono da attendere diverse ore. Una forza autonoma lo spinge di nuovo alla scuola di lei. Vi trova una festa in maschera ed ecco che, su richiesta di lei, rimane a farle compagnia.

 

Marita si diverte moltissimo e l'accompagna al bus a festa finita. Si abbracciano. Lui ritrova quanto cercava, a sorpresa, nel veicolo che lo accoglie, e può partire quietato per casa, per la famiglia in massima agitazione. Le pene si sono dissolte anche se il suo temperamento riflessivo non afferra l'evoluzione. Non ha fatto molto ma le cose si sono sistemate in una pace insperata e l'opportunità fornita ha funzionato da balsamo per l'animo esacerbato. Attraverso la felicità della ragazza per la rivalsa nel proprio ambiente, può compiacersi con se stesso ed alleviare il senso di colpa, in effetti sproporzionato rispetto al misfatto personale. Ha saputo donarle ore di sincera amicizia, e farla comparire diversa dinanzi ai compagni di scuola, in familiarità con un ragazzo normale. Il dono più grande per dar modo alla storia di entrambi di voltar pagina, una singolare iniziazione per un nuovo capitolo o, auspicabilmente, per un'intera nuova vita. Ma basterà questa manciata di ore a riscatto a garantirgli un futuro sereno?
 

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