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Questa pagina contiene un singolo articolo inserito il 13.02.14 15:27.

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"Morsura Mediterranea", speciale | Note sull'incisione Enzo di Grazia

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Il flusso della storia produce sempre, inevitabilmente, trasformazioni più o meno profonde nella realtà sociale e in quella politica; ma, più ancora, obbliga la cultura a continue revisioni per testimoniare, in ogni momento, il contesto storico. Quando si osservano le età cosiddette "di transizione", la velocità di trasformazione è sempre alta, tale da non consentire un adeguamento armonico in tutti gli ambiti. La fine di un secolo, per sua stessa configurazione, è certamente un periodo di modificazioni addirittura radicali; quando, poi, una generazione (come è avvenuto per la nostra) si trova a vivere una fine di secolo che coincide anche con la fine del millennio, tutti i registri saltano e gli aggiornamenti sono quotidiani. >>>continua>>>

Nelle arti visive, il secolo XX ha segnato passaggi e trasformazioni quasi innumerevoli, senza dubbio maggiori dei mutamenti politici che pure sono stati enormi e che molte volte hanno costretto a riscrivere non solo la storia, ma anche la geografia. Il punto di maggior convergenza delle problematiche è stato senza dubbio il rapporto tra industria e società: nell'era delle macchine, l'evoluzione della tecnologia ha raggiunto una velocità imprevista e tutti gli aspetti della vita ne sono stati fortemente condizionati. In molti casi, poi, il gap tecnologico tra Paesi diversi è stato elemento determinante specialmente quando i cambiamenti storici e politici hanno posto a contatto diretto Civiltà di storie antiche, ma lontane e diverse. Nella Storia dell'Arte, il processo di adeguamento dell'estro creativo alle novità tecnologiche è stato sempre presente; ma nella società contemporanea la pressione della tecnologia sulla creatività ha lasciato tracce molto evidenti, sin dagli inizi del Novecento. In particolare, nell'attività culturale c'è sempre un'area che ha bisogno del supporto tecnologico ed è quella in cui i processi storici hanno portato i mutamenti maggiori; nelle arti visive, non c'è dubbio che quest'area corrisponde a quella della produzione moltiplicata che più di tutte le forme di espressione si serve degli strumenti tecnici e che quindi dagli sviluppi dell'industria viene marcatamente condizionata. Nei Paesi a più alto tasso di sviluppo industriale, il rapido processo di adeguamento degli strumenti di lavoro ha spostato, nel corso del XX secolo, l'attività incisoria dal piano della meticolosa elaborazione manualistica - addirittura di gusto artigianale - a quello di una produzione tesa alla massima produzione nel tempo più breve: i procedimenti fotografici hanno progressivamente reso obsoleti i meccanismi di lavorazione manuale; i mezzi di stampa rapida e pulita hanno consentito tirature sempre più alte quasi senza incidere sulle matrici. Contemporaneamente, un diffuso desiderio di collezionismo ha diretto l'interesse di settori sempre più vasti del mercato dell'arte verso l'opera d'autore a basso costo ed ha accentuato la spinta a cercare soluzioni al tempo stesso di quantità e qualità, anche se per la maggior parte dei casi il livello qualitativo era solo apparentemente pari a quello della produzione accurata e appassionata dei procedimenti manuali. Una struttura per certi versi "in controtendenza" è l'officina di incisioni "Il Laboratorio" di Nola (diretto da Vittorio Avella e da Antonio Sgambati) che da sempre si dedica alla realizzazione di opere moltiplicate con amore quasi viscerale e con pazienza certosina coinvolgendo direttamente nel lavoro artisti, poeti, scrittori per realizzare un'affascinante molteplicità di stampe originali e di libri d'artista. Libertà innovativa e rispetto dei canoni è da sempre il dato connotativo del Laboratorio, la cui produzione riflette il carattere della collaborazione tra artista e incisore. Ospitati fraternamente e spesso guidati da Vittorio Avella con precisione e perizia nei misteri della varietà delle tecniche artisti come Meret, Oppenheim, Mario Persico, Fabrizio Clerici, Mimmo Paladino, Ernesto Tatafiore, Angelo Casciello, Adriana De Manes vi hanno inciso e stampato grafiche e libri d'artista restituendo alla grafica qualità spesso perdute. In questo procedimento di attenta cura ai particolari, inevitabilmente anche la scelta delle carte assume un valore fondamentale: quelle italiane (prodotte a Fabriano o fabbricate a mano nei tini amalfitani di Fresco di Pucara e di Amatruda), quelle franco-provenzali dei mulini di Ricard de Bas, insieme alle Sicars, alle Arches, alle Zerkall, alle Hahnemuhle risultano carte assolutamente inadatte alla stampa meccanica, ma sono ideali per la stampa con "antichi" torchi a stella, apprezzate per la tattile ruvidezza o per l'estrema sensibilità. In qualche modo, si può dire che il lavoro del Laboratorio ha cercato di sottrarre la stampa calcografica e serigrafica alla realtà della mercificazione e praticare la confezione del libro d'artista in tutte le sue possibili estensioni nella ricerca di qualità. I tempi sembrano dare ragione ad Avella, considerato che la svolta secolare - e millenaria - ha segnato un nuovo, forse prevedibile, cambio di direzione: gli stessi autori e laboratori di incisione che avevano partecipato alla "rincorsa alle novità della tecnologia" sembrano riscoprire adesso il piacere quasi sensuale della manualità dell'attività incisoria, riprendendo i meccanismi delle loro strutture originali, fino a recuperare addirittura i materiali naturali che da sempre erano serviti a produrre opere moltiplicate, come la pietra e il legno. La riflessione che la mostra propone non è la prima tentata: da Valladolid si avviò già nel 1994 la prima mostra itinerante "La grafica nella nuova Europa" che toccò quattro Stati (Spagna, Italia, Slovenia e Croazia); da Parenzo partì nel 2001 la rassegna "Torchi" con un itinerario e dei caratteri abbastanza simili; un'altra ampia rassegna fu aperta a Salamanca e molte altre occasioni si sono registrate nel corso di questi anni. In ogni occasione l'attività del "Laboratorio" è risultata centrale alla riflessione, per la grande coerenza stilistica del lavoro svolto e l'importanza dei materiali prodotti. Questa mostra che tenta un breve compendio del meglio di quest'attività non è però una ripetizione: il dibattito sull'incisione resta sempre troppo urgente, ampio e motivato per pensare che una mostra, per quanto valida, possa esaurire i temi. "Repetita iuvant" recita un detto comune latino; anche nel nostro caso la ripetizione è soltanto una nuova riflessione che si aggiunge alle molte che si realizzano su questo tema e che non saranno mai né troppe e neppure sufficienti a fare chiarezza in un mondo difficile e delicato, nel quale la Storia dell'Arte potrebbe rischiare di perdersi dietro le chimere del marketing e la Cultura Visiva può ritrovare, invece, uno dei momenti di maggior impegno, quello dell'attività artistica come manifestazione di umanesimo.
 

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