Archivio degli articoli del Gennaio 2016

Questa pagina contiene tutti gli articoli L'Eco di Aversa del mese di Gennaio 2016. Sono elencati in ordine cronologico dal più recente al più vecchio.

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Parco Pozzi, lo stato dell'arte Gianmarco Nobile

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Iniziati nel marzo 2015 i lavori di riqualificazione del Parco Pozzi si avviano oramai verso la conclusione. A breve, probabilmente dovremo aspettare ancora qualche mese, il parco sarà nuovamente a disposizione dei cittadini aversani. Il procedimento che ha portato ad una vera e propria rivoluzione della principale area verde nostrana è stato lungo e non esente da ostacoli, sia di natura prettamente burocratica sia a causa di alcune difficoltà incontrate dalla ditta appaltatrice lungo lo svolgimento dei lavori. Il tutto iniziò nel lontano agosto del 2012 allorché la Giunta Municipale deliberò l'approvazione del progetto definitivo, redatto dal gruppo "A.T.P. D'Orazio", per la predisposizione dell'intervento "Recupero e riqualificazione del Parco Urbano S. Pozzi" finanziato mediante l'attuazione dei "Programmi Integrati Urbani PIU Europa Città Medie". La fine dello stesso mese vide l'allora dirigente dell'Area Lavori Pubblici, l'Ing. Alessandro Diana, indire la gara di appalto per la progettazione esecutiva, gara poi aggiudicata provvisoriamente dalla ditta RTI "Gallo Costruzioni" di Castel Volturno. 

Siamo nei primi mesi del 2013 e i lavori incontrano le prime difficoltà. La gara d'appalto a cui parteciparono 11 ditte vide la vittoria della sopracitata RTI "Gallo Costruzioni" ma l'avvio dei lavori fu da subito bloccato a causa del ricorso della seconda classificata che riteneva fossero stati commessi degli errori nel calcolo del punteggio. Fu poi successivamente attraverso il controricorso presentato dalla vincitrice al Consiglio di Stato, che la situazione si smosse dando il via definitivo all'esecuzione dei lavori. È il marzo del 2015 quando il Comune di Aversa stipula il contratto con l'RTI "Gallo Costruzioni" per l'attuazione del progetto di riqualificazione del parco Pozzi per un importo complessivo di 2.003.089,20 euro. Si spiega così la lunga attesa che ha preceduto l'inizio dei lavori, mentre le difficoltà incontrate sul campo, hanno visto il Direttore dei Lavori, l'arch. Diego Diana, disporre un intervento sostitutivo di parte delle tubazioni delle acque fognarie, intervento che ha allungato i tempi di consegna precedentemente previsti per il 20 dicembre 2015. 

Ma questa è storia più che recente. Come già detto la fine dei lavori è vicina, e come si suol dire la primavera è la stagione della rinascita. Un detto più che mai attinente alla situazione del parco Pozzi.  

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Il punto di riferimento aversano a cura della classe II L S.M.S. "G. Pascoli"

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Il complesso dell'Annunziata è costituito dal possente Arco, dominato dall'orologio a doppia faccia, e affiancato dalla Torre campanaria, dalla Chiesa che rappresenta l'elemento più rilevante, infine, dalla " Real Casa dell'Annunziata, nata come istituto di assistenza per gli infermi e gli orfani, con l'annessa "Rota degli Esposti", in seguito trasformato in ospedale, ed ora, sede della facoltà di ingegneria della SUN di Napoli. La chiesa dell'Annunziata fu voluta dagli Angioni, agli inizi del Trecento, ma i diversi corpi di fabbrica citati , furono eretti e ampliati in epoche diverse. L'entrata della chiesa, ci ha particolarmente colpiti, infatti, è costituita da uno splendido portale in marmo di epoca rinascimentale, attraverso il quale, si accede ad un primo spazio coperto, dove a destra, vi è ancora l'entrata di quello che era il vecchio ospedale cittadino, e subito dopo un ampio atrio, dove a sinistra vi è una doppia rampa di scale, che culmina in un balconcino semi-ellittico, sede dell'antica Cancelleria e di fronte ancora , un bellissimo portico di entrata alla chiesa , costituito da tre archi a tutto sesto, sorrette da colonne in marmo, e a destra l'ingresso al chiostro della Real Casa. 

L'Arco, detto anche "Porta Napoli", per la sua direzione verso la vicina città, si sviluppa su due lati, così come anche il sovrastante orologio, ed essendo esso, il simbolo di Aversa, gli aversani sono accusati ,ingiustamente, di avere una doppia faccia, così come l'orologio. Il complesso durante i secoli è stato visitato da celebri personaggi, quali: Ludovico D'Ungheria, il capitano Consalvo, ed altri ancora. Per gli aversani, questo edificio rappresenta non solo motivo di fama, ma il vero e proprio significato della città, per questo ne è assolutamente consigliata la visita.

La storia di Aversa raccontata dai ragazzi a cura della classe II E S.M.S. "G. Pascoli" - prof.ssa Stefania Perugini

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La fondazione della città di Aversa si deve al normanno Rainulfo Drengot dei principi di Querrel. A seguito dell'aiuto prestato al duca Sergio IV di Napoli contro Pandolfo IV principe di Capua, a Rainulfo fu donato, nell'anno 1030, il territorio in cui si trovava già il piccolo casale di Sancti Paulu at Averze, ex roccaforte di origine bizantina, il cui nome deriva, secondo la leggenda, dal passaggio di San Paolo in questi luoghi, nel suo cammino verso Roma. La radice del nome di questa Città richiama l'antica Velsu, città etrusca che ancora oggi non è stata individuata, e che con il passare del tempo e delle dominazioni (romana, bizantina, normanna) ha subìto varie modificazioni fino a diventare Aversa (Verzelus, Versaro, Averze). A Rainulfo fu concesso il titolo di Conte e, Aversa, prima contea normanna in Italia, riconosciuta dall'Imperatore Corradino II nel 1038. La neo Contea fu dotata di una linea di demarcazione del territorio, come d'uso, con fossi e alte siepi, il cui tracciato è ancora oggi leggibile nel percorso delle strade denominate Santa Marta, San Nicola, San Domenico e San Gennaro. Quest'epoca fu di grande sviluppo economico, sociale e culturale al punto che, nel 1053, per volere del Papa Leone X, divenne sede vescovile e alla fine del secolo XI risultavano già costruiti numerosi edifici religiosi ed una grandiosa cattedrale, ancora oggi esistente e intitolata appunto a San Paolo, il quale divenne, col tempo, Santo Patrono della Città. 
Appunto la cattedrale, con adiacente la residenza di Rainulfo, che era stata posta nell'antico castello bizantino, preesistente, è il cento del piccolo borgo; nella nuova realtà urbana, infatti, la Chiesa assume una posizione centrale, non solo per il significato religioso ma anche come luogo di incontro della comunità. Infatti, nello sviluppo della città assumono grande importanza le parrocchie ubicate fuori le mura rainulfiane, attorno alle quali si era addensata la popolazione in crescita e che dopo l'assedio del 1135 ad opera di Ruggero II d'Altavilla furono inglobate in una seconda cinta muraria; lo schema seguito nella costruzione di questa cinta fu il modello radiocentrico tipico della struttura urbanistica medioevale, con elementi anulari che avvolgono la città. Nel 1135 prese il potere Ruggero II d'Altavilla che ampliò la città secondo l'originario sistema radiocentrico inglobando le Chiese di S.Maria a Piazza, S.Nicola, S.Giovanni Evangelista e S.Andrea che avevano favorito la nascita di nuovi quartieri.

Le Corbusier e noi Carlo De Cristofaro

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Si è tenuta l'11 dicembre 2015, presso l'aula Gioffredo del Dipartimento di Architettura di Napoli (DIARC), una giornata di studi dedicata a Le Corbusier, curata da Fabio Mangone e Alessandro Castagnaro, finalizzata a celebrare il cinquantesimo anniversario della scomparsa di uno dei maggiori esponenti del Movimento Moderno nonché a far luce sugli studi che, in questo lasso di tempo, sono stati apportati, a riguardo, dalla scuola napoletana. L'evento si è strutturato in una serie di momenti apparentemente interdipendenti, aperti dal saluto del rettore dell'ateneo fridericiano Gaetano Manfredi, dal presidente della Scuola Politecnica e delle Scienze di Base Piero Salatino, dal direttore del DIARC Mario Losasso e dai rappresentanti dell'Ordine napoletano degli architetti. A seguire i due curatori hanno introdotto e moderato le lectio magistralis di Renato De Fusco e Cesare de Seta. Nello specifico il primo ha sottolineato il carattere pioneristico dei primi studi sulle opere dell'architetto svizzero, in un periodo storico in cui a Napoli dominava la cultura accademica. Il loro valore aggiunto stava nell'universalità dei propri punti di riferimento. De Seta si è invece soffermato sulle ostilità, nei confronti di Le Corbusier, generate dal suo proporsi ai regimi totalitari. In ciò non va scorta nessuna simpatizzazione verso di essi, poiché la poetica lecorbusiana è stata sempre animata dal desiderio di rendere l'Uomo libero sulla scorta dell'illuminismo roussioniano. A seguire gli interessanti apporti di Gabriella D'Amato, Paolo Giardiello, Alfonso Morone e Roberto Serino. Nel primo caso segnaliamo l'originale raffronto tra la figura del maestro e quella della coeva Coco Chanel. Entrambi hanno, infatti, rivoluzionato il paradigma del proprio campo d'applicazione per migliorare la qualità della vita. Nel contributo di Roberto Serino si traccia, invece, il riferimento all'alloggio minimo, topos della modernità, attraverso lo studio della Petit Maison realizzata dal nostro per i suoi genitori sul lago di Ginevra. In essa scorgiamo sia un'istanza protettrice, che una finestra sulla contemporaneità. A conclusione gli interventi di Roberta Amirante, Pasquale Belfiore, Gemma Belli, Vito Cappiello, Lodovico Maria Fusco, Orfina Fatigato, Carmine Piscopo e Marella Santangelo. Di questi ultimi segnaliamo, in particolare, il testo della Fatigato intitolato Napoli est réussi. Il ritorno in Occidente di Le Corbusier, edito dai tipi di Officina, in cui, attraverso una ricca documentazione iconografica, si riportano le tappe del viaggio di Le Corbusier a Napoli del 1911. Un diario di borgo quello del maestro, ma anche di formazione e testamento ideologico, il quale sarà proprio terminato a Napoli in quegli stessi anni e pubblicato soltanto postumo nel 1966.


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