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Guida turistica breve di Aversa

Guida turistica breve di Aversa

Progetto “Aversa Diversa: 1° Cultura, 2° Turismo”

Progetto Aversa Diversa
 

Editoriali
La via del sovranismo Antonio Santi

Il PD, ora di destra (vedi lo Job’s Act), già P.C.I. (vedi Napolitano, D’Alema, Veltroni…), che governa senza suffragio popolare e senza essere il partito di maggioranza (né lo è ora, come fanno sapere i più recenti sondaggi), è da sempre dominus et princeps della comunicazione. Ne è prova l’invenzione delle sardine risultata assai utile per vincere le Elezioni Regionali dell’Emilia Romagna. Ne è prova l’invenzione della parola “sovranismo”.

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Attualità,Editoriali
Numero speciale L’Eco di Aversa

E’ disponibile un numero speciale, interamente digitale, de Il nuovo Eco di Aversa. L’edizione di marzo, senza perdere il nostro stile distintivo, è disponibile unicamente in pdf scaricabile gratuitamente, con interessanti contributi sull’emergenza Coronavirus e sull’attualità aversana, di Antonio Santi, Salvatore de Chiara, Rosaria Capone, Mario Schiavone, Salvatore Palladino ed una corrispondenza speciale dagli Stati Uniti di Ugo Coppola.

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Attualità,Editoriali
Le chiamano domeniche ecologiche Antonio Santi

Appare incredibile: nella Terra dei fuochi, ove è situata Aversa, chi governa non riesce a sconfiggere i fuochi né i rifiuti che dominano la scena indecentemente, né riesce a riparare le strade sprofondate, eppure adotta provvedimenti fotocopia che per arginare lo smog limitano il traffico veicolare dei motori fino a euro3, che penalizzano i più deboli. Il provvedimento del sindaco di Aversa è affrettato e pasticciato, tocca solo i non residenti dimenticando le tante auto altamente inquinanti di chi risiede in città.  Fa molta immagine, ma si risolve in una imposizione odiosa. Se non erro, però, le strade con maggiore traffico sono esenti da necessità green.

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Attualità,Editoriali
“Lasciamoli lavorare” Ma fino a quando? Antonio Santi

Aprire tutti le finestre, affacciarsi, urlare con tutta la voce possibile: “Cambiamo il Sistema, cambiamo il Sistema, cambiamo il Sistema…” Bisogna scendere in piazza, radunarsi sotto le sedi dei governi, iniziare una protesta non violenta e portarla avanti finché i problemi non saranno risolti. Ad Aversa, ad esempio, i cittadini devono chiedere pulizia, dire basta alla mondezza che impera ovunque, chiedere normalità e normalizzazione, ottenere una piazza Marconi finalmente decente, niente più sgarrupatorio.

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Editoriali
Si riparte Antonio Santi

Riparte L’Eco di Aversa on line. Riparte perché scrivere è una modalità per opporsi al Sistema, nazionale e locale. Una modalità di semplice attuazione perché basta prendere carta e penna e scrivere il nostro Pensiero. Scrivere lo sgomento, il disappunto, la contrarietà, la stanchezza, l’opposizione.

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Editoriali
Pensieri sotto l’ombrellone Antonio Santi

Immaginazione… Mi trovo sulla spiaggia di Gaeta…fila 2679…un caldo da morire…ovviamente indosso un costume Kris Krikri (il più alla moda di Maiami), sandali Gillo Pontecorvo (i più alla moda degli States), asciugamani Lorospiana… insomma rispetto le regole ferree dello stabilimento… Tra un pianto di un ragazzino lasciato a se stesso da genitori-modelli-da-sfilata penso… o meglio, cerco di pensare… perché, mi sa, che non è questo il posto giusto per pensare… difatti l’ansia-da-apparenze mi distoglie continuamente… 


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Editoriali
Lutto

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Il direttore, il direttore editoriale, la redazione e l’editore de il nuovo L’Eco di Aversa – www.ecodiaversa.com si stringono accanto all’amico e collaboratore Luigi Cipullo al quale vanno le più sentite condoglianze per l’improvvisa scomparsa della amata madre Carla.

Editoriali
Ricordarsi di ciò che viene Raffaele Pezzullo

“E importante ricordarsi di ciò che viene” – dicevano i Padri del Deserto.
In questo paradosso esistenziale,nella dimensione temporale che ci coinvolge, cogliamo il fluire del tempo,tra passato,presente e futuro;tra ciò che era ciò che siamo e ciò che saremo,avvolti dal senso dell'”inattuale”, ma sempre in attesa dell’evento”; di ciò che accade o potrebbe accadere o accaderci, dal passato remoto o recente.
Viviamo dunque, il tempo, come momento “divenire”, del “fieri”.
La tendenza “teoretica” della filosofia e della fenomenologia,non esclude il rapporto con la realtà del mondo in cui l’esistenza si realizza, talvolta in maniera anche problematica, oggetto di indagine psicologica e psicanalitica, senza mai prescindere dal carattere di trascendenza che ne sublima consapevolmente o meno, la pianificazione progettuale e quindi il proiettarsi verso un futuro di realizzazione personale in cui fare esperienza di libertà, proprio attraverso quell’essere proiettato nel mondo, come dice Sartre. 


Attraverso questo processo,l’esistenza perviene alla propria autenticità: l’uomo che realizza se stesso ne raggiungimento della propria attuazione personale, individuale e anche relazionale col mondo e con gli altri.
E’ il senso dell’essere che si esplica si dipana.
Sono in gioco, i meccanismi della comunicazione in cui la parola acquista e rivendica tutta la sua reale e potenziale valenza come strumento e veicolo di libertà e liberazione in senso terapeutico, anche dai “lacci” del vivere nella quotidianità, puntualizzato dall’angoscia, sintomatica del secolo scorso e che ancora tocca questi nostri giorni; un Novecento su cui si addensavano problemi non risolti dal secolo precedente e che con il sorgere della psicanalisi, sottolineava il disancoraggio dell’uomo dalle vecchie certezze con condizioni di instabilità e insicurezze,di cui sono voce Kafka, Proust, Sartre, Moravia.
Un angoscia che induce la paura del nulla per una vita senza prospettive e quindi senza futuro,con la morte unica alternativa che si intraveda all’orizzonte cui ci si prepara, come dice Platone e come scrive Dante,attraversando il breve itinerario della vita e magari, esorcizzandone l’effetto, rifugiandosi nella religione, guadagnando una più intensa apertura ad un nuova vita, come ancora afferma Platone. 

La morte chiude inesorabilmente la “storicità” dell’esistenza iniziata con la nascita e sviluppatasi e resa autentica dalla progettualità che l’individuo realizza operando scelte autonome e libere, dettate da una visione “economica” del vivere siglato dall’enigma “morte”, esperienza che come il dolore, veramente ci appartiene, al termine del nostro vagabondare attraverso i mille modi in cui l’estrinsecarsi del nostro essere si manifesta,sempre alla ricerca della verità;la verità che non può mai essere raggiunta nella sua assolutezza oggettiva, ma solo avvicinata attraverso un processo “euristico” teso a definire “ciò che non è nascosto”. 

Una verità,ancora che è alla ricerca di un nuovo umanesimo utilizzando un nuovo linguaggio come “casa dell’essere”, per dirla con Heidegger, capace anche di dar voce all'”ascolto” e come involucro che avvolge l’uomo nel suo tendersi illuminante verso il divino e l’assoluto che salva e che si esprime attraverso la poesia in cui l’essere si libra nelle forme più eccelse della parola e l’arte, che come conoscenza, ci lega alla verità così come erano congiunte nel mondo antico e che dà forma, nella riflessione estetica, alla tensione dell’uomo verso la bellezza: l’una e l’altra penetrate dall’investigazione critico-ermeneutica che fa emergere il non-detto e il non-rappresentato.
 

Editoriali
La riforma non funziona Salvatore de Chiara

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Così per come è stata concepita e per come è scritta la riforma del Titolo V della Costituzione non è idonea a raggiungere gli obbiettivi di semplificazione del sistema che si erano prefissati i suoi promotori. Anzi, è molto concreto il rischio che le nuove norme finiranno per rallentare il processo legislativo-decisionale e renderlo meno efficiente. La riforma è timida, da vita ad un sistema ibrido che dimostra come in realtà non vi sia la volontà di affrontare seriamente il tema delle riforme. In primo luogo non si è intervenuto sul ruolo del Presidente del Consiglio, che rimane invariato, ed è questa l’unica anomalia del sistema italiano, non tanto il bicameralismo perfetto, quanto lo stato di minorità in cui è tenuto il capo del governo rispetto al parlamento. 


Ormai, dopo settant’anni di democrazia consolidata i tempi sono maturi per passare dalla democrazia parlamentare ad un premierato eletto direttamente dai cittadini. Ma di tutto questo nella nuova costituzione non v’è traccia, nemmeno della abolizione netta del Senato, che forse avrebbe avuto un senso, ma piuttosto viene tenuto in vita artificialmente assegnandogli compi marginali. Non si capisce poi il perché i Senatori dovrebbero essere eletti con un meccanismo di secondo livello, salvo promesse dell’ultim’ora di sistemi cervellotici di elezione diretta, e soprattutto non è chiara quale reale utilità abbia l’affidare complessi compiti a sindaci e consiglieri regionali già oberati dai doveri del mandato elettorale originario. Si produrrebbe inoltre un meccanismo di “porte girevoli”, in base al quale, essendo il mandato dei Senatori legato alla durata del mandato da amministratore locale, ci ritroveremmo in media ogni due anni a rinnovare un terzo dei membri della nuova camera alta, poiché Consigli Regionali e Comuni tengono le elezioni per il loro rinnovo in momenti diversi ed in date diverse da regione a regione. Come si potrebbe con questa composizione affrontare un percorso continuativo dei compiti assegnati? La assegnazione delle sfere di competenza alle due Camere è altrettanto approssimativa con la possibilità, praticamente certa, di continui conflitti di attribuzione, in una cornice che, se a chiacchiere vuol ridurre i passaggi da un ramo all’altro, in effetti crea almeno sei diversi subprocedimenti appesantendo l’iter di formazione delle leggi. 

Qualcuno sostiene che il modello sia di ispirazione tedesca senza tener conto che nel sistema tedesco, in caso di conflitto tra le due camere del parlamento, è prevista l’attivazione di una Commissione di Mediazione intercamerale che ha le funzioni di produrre una soluzione legislativa di compromesso. Quest’organo non è previsto nella riforma Renzi-Boschi ed il risultato sarà un abnorme ricorso alla Corte Costituzionale per dirimere i conflitti di attribuzione che, considerando come sono mal delineate le competenze, saranno numerosi. Se l’obiettivo era poi diminuzione dei costi del Senato sarebbe stato possibile intervenire sui rimborsi parlamentari con legge ordinaria, analogamente, è apprezzabile il contingentamento dei tempi per l’esame delle proposte di legge da parte delle Camere introdotto dalla riforma, ma per realizzarlo non c’era certo bisogno di stravolgere mezza Costituzione. 

Dal nuovo testo escono massacrate le Regioni che si ritrovano private di molte delle competenze prima assegnate loro, e questo potrebbe sembrare un intervento necessario, ma al contempo si introducono norme che, di fatto, commissariano le scelte regionali da parte del governo centrale senza fissare chiaramente i limiti di attribuzioni e competenze. Ed è un controsenso che nel momento in cui si vorrebbero valorizzare le autonomie locali dotandole di una Camera che le rappresenti, si sottraggano competenze alle Regioni e si sopprimano contestualmente le Province. L’esigenza di sopprimere il CNEL era avvertita da parecchio ma i suoi costi, attualmente, non giustificano trionfalismi sui risparmi, sono infatti in carica appena un terzo dei suoi membri, ormai senza indennità e rimborsi, mentre i suoi dipendenti saranno tutti riassorbiti dalla Corte dei Conti. Al di là degli intenti propagandistici e del significato più largamente politico che la riforma rappresenta, le finalità di ammodernamento del sistema politico, di snellimento delle procedure e di risparmio sono tutte disattese.

Editoriali
A un passo da te… Silvia Dalfelli

A un passo da Te foto.jpg

Quando ero
piccola, guardavo sempre le stelle, adoravo osservare quelle piccole infinite
gemme preziose luccicare al buio, come messe lì da qualcuno per farci luce
anche di notte e per suggerirci la curiosità di immaginare quello che, talmente
lontano da noi, non può essere toccato, pur volendo, e nemmeno capito.

Sono sempre stata
affascinata dall’idea che lassù, in mezzo a tutto quel buio e a quello spazio
infinito, ci fosse qualcos’altro, qualcun altro che magari ci vedeva allo
stesso modo dal suo pianeta e forse pensava ed immaginava esattamente le stesse
cose …..nello stesso identico istante……anche se a milioni di anni luce di
distanza, perchè tanto……

il tempo non esiste…….

e qualcuno lo ha dimostrato.

Discutevo con mio
padre dell’esistenza di esseri diversi da noi nella forma e nella sostanza, e
in quel via vai di sensazioni e pensieri, di tanto in tanto, gli occhi si
illudevano di avvistare strani oggetti luminosi in movimento, ma finivano con
l’essere sempre lontanissimi aerei di passaggio, e nella migliore delle
ipotesi, delle meravigliose stelle cadenti. 

>>>c o n t i n u a>>>>

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