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“Habemus papam” Antonio Santi

Habemus papam.jpg

Ho visto il film di Nanni Moretti varie volte. La prima mi ha entusiasmato, le altre sempre meno. C’è un fatto, però, che mi colpisce: resta il desiderio di rivedere ancora il film. Perché, mi chiedo? Per rispondere alla domanda occorre procedere con ordine. Quale la pecca del film emersa dopo varie visioni? L’opera pecca di superficialità. Difatti: fuggevolmente si sfiora la interessante situazione psicologica del neo eletto papa (perciò poco credibile); appena si accenna il messaggio, condiviso, di rinnovamento diretto alle Gerarchie (e non solo); eccessivamente si calca la mano sui difetti, condivisi, delle Gerarchie (e non solo). Perché, però, continua, in me, il desiderio di rivedere il film nonostante gli esposti difetti? > > >

Perché, a ben riflettere, il film di Moretti abbozza la Chiesa-Gerarchia che io, che molti vorremmo che fosse. Io non sono credente e reputo le religioni il bastone a cui l’uomo, impaurito dalla morte, si appoggia, epperò, visto che la Chiesa-Gerarchia e relative dottrine ce la dovremo “tenere” ancora per un po’, sono tra quelli che sognano, che auspicano una Chiesa-Gerarchia (e non solo) completamente diversa. Vorrei una Chiesa-Gerarchia (e non solo) “vicina” veramente alla gente ed ai suoi problemi (Gesù sarebbe andato senz’altro in tram); senza sovrastrutture formali (Gesù non avrebbe utilizzato una Mercedes né si sarebbe circondato di uomini di sicurezza né avrebbe disposto di un “portavoce” politico); a stretto contatto con la realtà (Gesù avrebbe saputo che a palla liberata non si gioca più da anni ed anni); praticante l’umiltà (Gesù non avrebbe avuto bisogno di scegliere uno stemma) e la povertà (Gesù indossava abiti normali e non ricche paramenta). Vorrei una Chiesa-Gerarchia (e non solo) che, come suggerisce il film, guardi ai cambiamenti del mondo (saranno sempre di più e più impegnativi) con un cuore nuovo; che dimostri vero Amore per tutti; che cominci a rinnovarsi sebbene il rinnovamento si prospetti difficile. Alla fine del film vorresti che l’allegria, l’umiltà, la semplicità, l’umanità della Chiesa-Gerarchia messa in scena da Moretti non resti nient’altro che l’invenzione di un Artista, ma, piuttosto, continui  a “vivere” nella realtà di ogni giorno. Sicuramente gli “integralisti” cattolici non comprenderanno questo film e lo criticheranno; costoro, se non lo avevamo già compreso, ora lo sappiamo, sono quelli che tengono la Chiesa-Gerarchia (e non solo) lontano dai tram, dai teatri, dalla gente, dalla semplicità, dall’umiltà. Per loro il papa sta bene in una Mercedes nera che costa milioni di euro. E sarebbe giusto chiamare una guardia a “recitare” la parte del papa e nascondere ai fedeli le difficoltà dell’uomo perché tutto deve essere perfetto, senza cedimenti, senza dubbi. Grazie Moretti per avere detto cose che nessuno ha il coraggio di dire.


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