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Pordenone | La Roggia di Enzo Di Grazia espone Barbara Raic Božo Raič

La Roggia associazione culturale

Viale Trieste, 19 – Pordenone

Barbara RAIČ

“Suonatore d’arpa” (Linee di suono)

28 maggio – 25 giugno 2011

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L’idea artistica che si cela dietro il ciclo del suonatore d’arpa affonda la sua origine nel concetto di “Dentro, in lu[i]”. Il tema del “Dentro, in lu[i]” riflette la ricerca metamusicale [di Schönberg] del “suono interiore” e la sinestesia dei colori. Dal “suono interiore” egli creò l'”elemento spirituale” per la sua espressione musicale e la donò agli “uccelli” che sacrificarono la loro vita per la musica. Quest’ultimi “preparano” i suoni e compongono le opere temporali: le composizioni 31’57.9864″ 34’46.776″ (Cage), [per pianisti]. In tre atti, “il suono lontano” (F. Schreker) è risvegliato e portato “alla morte” attraverso il raggiungimento del “punto zero musicale [con l’arpa]. Dietro al sipario calato della quiete presonora, il vento dona al muto Entr’acte (atto intermedio) “voce e suono”[1].

Il ronzio dei fili dell'”arpa del telegrafo” e degli “aghi d’abete”  (Thoreau), nell’architettura sonora dello spazio, sono riconosciuti attraverso il vento come “objets sonores”. Il vento è il'”creatore” della “musica della natura” dormiente, getta le “monete” nell’aria e riempie con le “note” la “tabella” del caso. Con questo ciclo, l’artista Barbara Raič è alla ricerca proustiana del tempo [À la recherche du temps perdu] del suono puro [À la recherche de son pur]. Ricerca la possibilità di un u nultoj uri glazbenih pro-tona musicale a priori. Con la sua musica della parola, canta della tipologica “Prospettiva del mezzogiorno” e risveglia sullo schermo i suoni [Finn again]! Nel ritmo pittoresco della potenza dei decibel, traduce i suoni Finn again negli aggregati poetici “native speakers”: madeleine, o Madeleine, / magnificat je buđenja / ikona [εικόνα] / svitle prošlosti. / i dok vitar raznosi / partiture stovodenim krivuljama / ona piva / blizinu bitku [παρουσία] / i prohodnost među-prostru [διάστημα] L’aspetto sonoro prepara quello scritto in forma udibile. L’atto di preparazione si riferisce alla pragmatica scenica dell’ascolto. La scena dello sguardo “preparato” ai topoi della parola γράμμα diventa “visibile” esplicandosi e ampliandosi. I topoi delle parole γράμμα si riferiscono alla presenza scritta-visiva e acustica-indefinita. La presenza scritta-visiva è un costrutto di visualizzazione [vacuo] in cui la lontananza acromatica si mostra in modo esplicativo [analitico] attraverso la percezione del colore. Fino al momento in cui il vedere (ειδειν) esplicativo [analitico] si manifesta come orientato all’oggetto in modo spaziale, una vista ampliante si concentra su un “ascolto vuoto”, un “qualcosa” che appartiene all’essere del vedere. Il vedere ampliante libera “la vista priva di organi” dal patetismo e consente la contestualizzazione temporale dello spazio. L'”ascolto vuoto” è un appello privo di intenzioni del suono “compiaciuto” che “regola” la strutturazione temporale del gesto musicale. Rievocando la musica di Erik Satie e i membri del gruppo “Les Six”, questo materiale sonoro eterogeneo rappresenta l’Altro, che provoca in lui stesso qualcosa di “spirituale”. L'”orecchio che vede” dell’artista crea una varietà di suoni suggestivi in cui un “quando” poetico rimanda alla catena di idee quiescenti nel suono. Per lei, la [non ancora] sonorità non rappresenta un estraneo ma il diverso (τó έτερον), un ascolto non riprodotto [in contrasto alla riproducibilità tecnica]. Mentre i suoni non riprodotti nel “Suonatore d’arpa” sono annotati in modo suggestivo attraverso la geometria individuale, gli aggregati non codificati [che si spingono oltre il pensiero estetico], richiamano l’attenzione sugli “originali” sonori non risvegliati.

 


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