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Attualità
Stallo e regresso Antonio Santi e Rossana Van der Borg

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Mi ritrovo a visionare le testate on line assai frequentemente con  la speranza di leggere la notizia che aspetto. Che, cioè, qualcuno ha alzato la voce seriamente e ha detto “Basta!” e ha assunto iniziative per farci uscire fuori da una situazione di stallo paragonabile, se non bloccata, ad un suicidio collettivo. Situazione di stallo in tutti i sensi. >>>>

Stallo dei SuperTecnici, stallo dei partiti (i più importanti consociati), stallo delle Riforme (quelle necessarie, stranote a tutti da anni ed anni), stallo dell’Europa (sostanziale), stallo dell’iniziativa per il cambiamento, stallo della pessima qualità della vita quotidiana, stallo delle figure carismatiche (SuperMario è divenuto solo Mario), stallo della Speranza, stallo della Crescita, stallo del Lavoro. Situazione di regresso. Regresso delle tutele (articolo 18, tanto per fare un esempio), come se niente fosse. Regresso dei diritti (si lavora di più, peggio, pagati meno). Regresso della Civiltà perché la Cultura è emarginata, privata di ossigeno, ritenuta di secondaria importanza. Stallo e regresso. Regresso che aumenta impercettibilmente ogni giorno di più. Nessuna idea nuova, brillante, innovativa, lungimirante; nessuna iniziativa dirompente; nessun leader; nessuna voce fuori dal coro (a parte i Grillini, ma vanno tastati e tanto); nessun mea culpa; nessun passo indietro da parte di politici – tutti, nessuno escluso – che hanno fallito l’incarico di amministrare l’Italia; nessun raccordo veloce ed efficace con altri Paesi per fronteggiare e vincere la crisi; nessuna novità. Ogni giorno sembra che tutto resta com’è. Il patto di bilancio. Il rigorismo dei conti. La privazione dei diritti. L’Europa. La Grecia. La Merkel. Il PD. Il PDL. E guai a criticare, perché arrivano anatemi. Come quelli di Napolitano nei riguardi di Di Pietro circa le celebrazioni del 2 giugno. La barca va, naviga non si sa bene dove, se contro uno scoglio del Giglio o fuori dalla tempesta. Nel frattempo banchieri e uomini della finanza ci governano; già, proprio loro che dovrebbero avere come “Dio” il mero “Denaro”. Per quel poco che, poi, riescono a fare. I Tecnici avrebbero dovuto fare chissà che, invece hanno alzato solo le tasse, ma una simile operazione la poteva fare chiunque, anch’io. E i politici si son fatti da parte come se noi, popolo stupido e sottomesso, non capissimo che non hanno né il coraggio di governare in prima persona né di assumere decisioni di privazione. Che dire ai giovani? Abbiate sempre la valigia pronta e imparate quante più lingue potete. Forse un giorno dovremo “scappare” altrove, dove ci sarà lavoro, meritocrazia, sanità funzionante, discariche, incentivazioni, meno burocrazia. I giovani sono le povere vittime del Sistema. Vi stanno togliendo tutto, il Lavoro, il Credito, la possibilità di comperare una Casa e di formare un nucleo familiare (in senso lato ed evolutivo e non catto-riduttivo). Anche oggi, nessuna novità. Hanno “salvato” De Gregorio. Si sono spartiti le cariche dell’Autorithy. Cercano di ricreare il Centro, il solito Centro che tranquillizza formalmente le coscienze al pari dell'”andare” a messa la domenica (ma, guai a dire quest’altra verità). Tutto qui. Robetta. Mentre l’Italia affoga nella crisi e nelle tasse di SuperMario-Mario. E quando andremo a votare, che accadrà, che faremo? Mistero. Bisognerebbe consultare qualche cartomante di Piazza Navona. Di certo io non darò il mio voto a nessuno dei partiti di governo sotto qualsiasi forma, per furba mutazione, si dovessero trasformare. P.S.: dopo avere scritto l’articolo, mi sono capitate, per caso, alcune parole di Speranza. Le traggo dall’articolo di Mario Luzzatto Fegiz sul Corriere della Sera dell’8 giugno. Si tratta di alcuni versi di una canzone – “Thunder road” – di Bruce Springsteen: “E lascia che il vento spinga indietro i tuoi capelli / La notte è tutta per noi / Questa strada a due corsie ci porterà ovunque vogliamo”


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