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Perché? di Antonio Santi

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Ho trascorso Ferragosto a Madrid. Mia figlia ha fatto la carta d’identità il giorno 16. Il Comune ha rilasciato alla richiedente, dopo aver preso, accuratamente, le impronte digitali, un “carnet de identidad” plastificato, includente la firma digitale. Questa particolarità ha la durata di anni due. Alla scadenza, la cittadina spagnola, al pari di qualunque altro cittadino spagnolo, potrà rinnovare la validità dello strumento già concesso mediante una delle tante macchine collocate all’interno di qualunque ufficio pubblico dello stesso tipo. Devesi precisare, poi, che la richiedente è stata esaudita, con gentilezza e disponibilità, pur senza appuntamento. (Foto di A. Santi – La costa spagnola vista da un aereo di Iberia) >>>>

Che, ulteriore nota a margine, può essere preso a mezzo di sito internet tramite il quale può apprendersi, in tempo reale, quale ufficio più vicino è “libero” nell’ipotesi in cui quello di appartenenza avesse l’agenda “piena”. A Ferragosto ho anche girato, per Madrid, a piedi e con il bus. Tra l’altro ho visitato il Museo Lazaro-Galdiano. Dicono che Madrid attraversa una profonda crisi economica. Sarà, però, nonostante la crisi, le aiuole sono perfettamente manutenute. E gli autobus sono pulitissimi. E non vedi sporcizia per le strade. Né una macchina in seconda fila. O un conducente che passa nonostante il semaforo rosso (perché, tanto, ad agosto chi c’è in città?). Ho comparato la capitale della Spagna con Roma o… Aversa. Se penso alle differenze, mi viene la rabbia in corpo. E la voglia di fare la Rivoluzione. Perché l’Italia versa in condizioni da terzo mondo? Perché negli uffici pubblici regna il caos? Perché, a Roma, solo la Circoscrizione con sede in Villa Lazzaroni “fa” la carta d’identità come quella di Madrid (però senza firma digitale) e ciò in condizioni di “prova” che dura da ben anni dieci? Perché ad Aversa si cammina tra i fuochi? Perché a Roma e ad Aversa si passeggia tra strade disastrate, sporcizia, abbandono, pericolosità, degrado? Perché gli italiano devono vivere nel degrado? Dicono che la Spagna è in crisi, che Rajoy ha effettuato tagli e riduzioni di spesa, eppure tutto è perfetto, funzionante, efficiente. Siamo noi in crisi, siamo noi il terzo mondo dell’Europa, questa è la dura verità. Perché da noi, da sempre, la vita si svolge nel degrado? Perché noi non possiamo avere aiuole fiorite e colorate come quelle della Puerta de Alcalà o del lungo ed interminabile Doctor Ezquerdo? Perché? Perché mi tocca sopportare anche tanti italiani che, senza un minimo di apertura mentale, elogiano l’Italia vantandosi del caffè e della pizza, minutaglie insignificanti dinanzi le aiuole colorate ed eleganti di Madrid? Perché tanto provincialismo? Ieri sera, alle 23:00, ho ricevuto una telefonata di un amico, un componente della famiglia Averna di Caltanissetta. Non volevo rispondere, data l’ora tarda. Alla fine ho risposto. L’amico era sbalordito dalla perfezione tedesca di Madrid e aveva urgenza di comunicarmi l’incredibile scoperta. Durante l’intera telefonata non ha fatto altro che inveire contro il degrado in cui viviamo, in particolare, a Roma. Ha terminato lo sfogo dicendomi: “Perché?”. Ho risposto: “Non lo so, perché. Però bisognerebbe fare qualcosa per cambiare lo squallore quotidiano in cui siamo costretti a vivere”. “Perché in vecchiaia non ce ne veniamo qui?” ha chiesto lui. “E’ un’idea. Ci sono anche cittadine bellissime ed efficienti come Avila o Segovia o San Sebastian. Ci penserò. Ma perché aspettare la pensione? Perché non andare via tra breve?”, ho risposto io. “Perché costringono la gente a pensare di voler andarsene?”, ha incalzato. “Non lo so”, ho concluso io.


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