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Attualità
“Il desiderio di essere come tutti” di Francesco Piccolo Elena Donadio

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Mi aspetto un bel romanzo. Invece dalla Quarta di copertina
capisco che è la storia del comunismo italiano. Quindi cambio leggermente
aspettativa e mi dico che sarà il processo di edificazione di una coscienza
politica. Sono un po’ delusa ma mi piace il colore della copertina (modo molto
profondo per scegliere un libro) e poi sapere che è premio strega 2014 mi
intriga e mi convince definitivamente a sceglierlo. Da strega, mi sento
‘garantita’.

>>> 

 

Cosa ci trovo dentro è una vera sorpresa e mi sento – ogni volta
che riprendo il libro- come una bimba che fruga nel portagioie della nonna:
delle note storiche sull’Italia che ho presumibilmente vissuto senza capirci
niente perché nel 1973 ero appena nata. Delle altre note storiche su quello che
venne poi, sempre senza capirci molto perché ero piccola. Poi afferro che qs
libro mi offre in realtà  non la storia
del comunismo, ma una personalissima prospettiva dell’Autore sul Comunismo
italiano e sulle Sue metamorfosi, con considerazioni possibili solo con il
prezioso senno di poi, come Piccolo stesso riconosce. In maniera parallela
questo libro parla a me di comunismo e , allo stesso tempo, parla di me! E non
si tratta di semplice identificazione di una lettrice. Questo libro racconta
proprio la storia mia e di quella parte della mia generazione che si è chiesta
‘ma vuoi vedere che sono diventato comunista perché il comunismo non esiste?’
Parla del tentativo di riconoscersi a tutti i costi in una corrente di partito
anche quando non tutte le idee collimano, e ci si sente diversi ma si
desidererebbe essere come quei tutti a cui si vuole appartenere a costo
dell’omologazione. A costo di mettere a tacere la tua diversità accettando con
una punta di rammarico di sostenere non tanto le idee, quelle potevano essere
accettabili, ma la Maniera in cui venivano portate nei gruppi locali e nella
scena politica nazionale: la contrapposizione tra noi, i giusti , e gli altri,
sicuramente sbagliati; la critica arrogante a tutto quello che non appartiene a
‘noi’,  la difesa strenua della
incorruttibilità delle nostre posizioni fino all’ascetismo politico – che
poteva in effetti condurre solo all inconcludenza totale. Nello scrigno ho
trovato poi la Superficialità considerata nel suo aspetto salvifico: essa
diviene la qualità che ti aiuta a scendere in contatto con la realtà riuscendo
ad affrontarla con la protezione di una sorta di mantello magico. E così ho
fatto le coccole anche  alla mia parte
più superficiale che ne è uscita nobilitata e compiaciuta;  e 
ancora, ho ritrovato la sensazione bella di far parte indissolubile della
storia, e la responsabilità diretta o indiretta di ogni scelta che facciamo –
di partecipazione o di astensione- con i suoi effetti sulla vita politica
nostra e dunque del nostro paese, che è un’idea che da tanto mi appartiene.
Questo libro parla di me e di una parte dei ‘tutti’ con ironia, con leggerezza
e se volete con quel pizzico di superficialità che a volte torna utile e rende
– ad esempio- approcciabile anche il ventennio di governo Berlusconi.


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