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Gianguido Taglialatela, chef ristorante Ninco Nanco, Aversa
 

Scuola | Università
“Buona Scuola”? Giustina Allegro

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In questi giorni ne ho sentite
tante sulla Buona Scuola: presidi-sceriffo, albi territoriali, valutazione
docenti, finanziamento scuole private, investimenti privati, assunzione
precari. 
Ma cosa pensano gli
italiani di tutto questo?
>>>

Leggendo l’articolo pubblicato
oggi sul Corriere della Sera non molto. Infatti, solo il 2% dichiara di
conoscere la riforma in dettaglio e il 26% ne conosce i principali punti. Il
57% sa solo che se ne sta discutendo mentre il 15% ignora del tutto l’argomento.
A questo 72% vorrei spiegare che il concetto di scuola-azienda è in contrasto
con l’idea della scuola comunità educante, che si fonda sul principio della
libertà di insegnamento (art.33 della Costituzione). In questo tipo di scuola
interagiscono diverse competenze ed organismi: Collegio docenti, Consiglio
d’istituto con genitori e studenti. Ci vuole una gestione sinergica e non  un super dirigente che decide le sorti di un
istituto. L’autonomia non ha funzionato non per la mancanza di poteri da parte del
dirigente, ma perché non ci sono state, in tutti questi anni, le risorse
economiche a favore della Scuola. Il 2014 si è chiuso con una certezza:
l’Italia è il Paese che spende di meno nell’istruzione fra gli Stati europei
membri dell’OCSE in rapporto al proprio PIL. La spesa pubblica per la scuola in
Italia ammonta al 4,6% del Prodotto Interno Lordo, oltre tre punti percentuali
in meno rispetto alla Danimarca che guida la classifica. Nel 2015 c’è stato un
aumento delle risorse, ma il saldo resta comunque negativo nei confronti del
resto dell’Europa, dove l’aumento in media è stato di più dell’1%. Ad investire
in misura massiccia sono stati: Turchia (+7%), Lettonia (+6,9%), Nord Irlanda
(+5,1%). A questo punto la domanda nasce spontanea: ma di cosa stanno parlando!


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