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Cultura | Storia
Una libreria davvero magica Mario Schiavone

Ci sono tanti luoghi indefiniti nei libri e altrettanti luoghi meglio conosciuti nella vita vera, ma forse è vero anche il contrario. Io, quando penso alla passione per la scrittura e per i libri, non posso evitare di raccontare che per me tutto è cominciato nella libreria in cui sono cresciuto quand’ero solo un adolescente irrequieto. In quegli anni, poco prima del 2001, vivevo un momento della mia vita in cui ero così ottimista sul mio futuro che credevo di farcela da solo a ogni costo. Poi la notte facevo incubi come quello in cui mi ritrovavo a scortecciare una quercia centenaria a mani nude fino a veder sanguinare le dita. Dopo brutti sogni del genere, per calmarmi, ci volevano giorni. Serviva anche un luogo forte come la dimensione onirica, capace di farmi respirare a pieni polmoni e senza affanno.  Non avevo tanti luoghi in cui stare bene, ma sapevo qual era quello in cui potevo andare subito e trovarmi a mio agio in qualsiasi momento. Quel  luogo era la Libreria Quarto Stato di Aversa, situata in provincia di Caserta.

Lo so bene che per molti oggi può sembrare strano citare una libreria come luogo di ritrovo per il proprio spirito, ma io sfido chiunque capace di offrire (all’epoca ma ancora oggi) un luogo così speciale per chi come me veniva da una terra molto difficile chiamata Casal di Principe. A quei tempi in pochi ne parlavano, di Casal di Principe intendo dire. Ma già all’epoca, vivendoci, avvertivi che mancava davvero una stanza speciale in cui rinchiuderti a riflettere dopo aver raccolto suggestioni. Per questa ragione, quando potevo, prendevo un autobus chiamato t51 aversa-pineta mare e lasciavo Casal di Principe per andare ad Aversa. Raggiungevo via Magenta ed entravo in quelle due stanze che ancora oggi, quando le frequento, mi fanno sentire fortunato. Ad accogliermi c’era un libraio davvero insolito, un libraio che citava a memoria i passi dei libri  e che guardava la foto di GianGiacomo Feltrinelli con ammirazione. Quel libraio si chiama Ernesto Rascato e oggi fa ancora il libraio. La sua famiglia lo aiutava nell’impresa di gestione della libreria, certo. Ma lui era la persona  a cui ti rivolgevi quando avevi una domanda universale. Non sempre rispondeva, ma se lo faceva potevi sentirti felice. Sua moglie, Antonella, quando non sbrigava le faccende tecniche mi prestava libri da leggere. Una libreria non dovrebbe prestare libri, è vero. Ma come ho già detto, erano anni difficili per me e per la mia terra. Io non avevo molti soldi per i libri e il luogo da cui venivo non aveva  biblioteche. Grazie ad Antonella ho scoperto libri straordinari come Fahrenheit 451, Il tamburo di latta, Lo Hobbit e tanti tanti altri testi che mi hanno accompagnato per anni e anni. Non sapevo ancora, che un giorno, girovagando per l’Italia sarei finito a lavorare in altre librerie. Dove avrei incontrato librai che mi avrebbero dato la fiducia assumendomi solo in nome della stima che c’era verso Ernesto e Antonella. La vita è buffa, a volte: quando sembra che hai perso le persone più care (perché vivi altrove, perché sei lontano dalle tue radici) quelle continuano ad accompagnarti in ogni tua scelta, come se fossero dotate di mani e occhi divini capaci di guidarti a chilometri e chilometri di distanza. Anni dopo, quando ho pubblicato Binario 24, il mio primo libro, nella pagine finale ho ringraziato proprio Ernesto e Antonella della Libreria Quarto Stato. Ho citato loro e la libreria, nella speranza che quel libro li raggiungesse e raccontasse loro un po’ di me. Del mio essere diventato una persona migliore grazie a quelle letture e a quei due librai che non vedevo da anni. Poi, poco dopo, è accaduta una magia unica: proprio loro, i librai che mi hanno formato, mi hanno invitato a presentare il mio libro fra quelle mura  a me tanto care. Non immaginate l’emozione: Io che parlavo del mio libro, mentre  dall’alto degli scaffali mi guardavano i mitici Cervantes, Melville, Shakespeare, Dante e tanti altri. Non credo si siano offesi, i grandi della letteratura. Ma se l’ho fatto, sono sicuro che Ernesto e Antonella, prima di chiudere la libreria – magari proprio prima di spegnere l’ultima luce- a bassa voce si saranno scusati. Avranno spiegato che quel riccioluto ragazzo con i libri nel cuore è un po’ figlio loro. E ai figli, questo si sa, si perdona un po’ tutto. Oggi, quella stessa libreria di allora, vive ancora. È una libreria indipendente che organizza tanti reading, corsi di scrittura per bambini e mille altre iniziative. In trentacinque anni di attività, la libreria Quarto Stato, ne ha fatta di strada. Esisteva prima della mia nascita e mi auguro continui a esistere anche quando non sarò più a questo mondo. Con la speranza che continui ad essere un luogo magico, il luogo in cui tanti grandi scrittori, critici, editori e registi sono passati e passano ancora senza far rumore. Alcuni di loro, i migliori, tornano sempre con piacere. Chiedetelo a: Jack Hirschman, o a Goffredo Fofi o a Luigi Di Gianni. Provate a farvi raccontare da questi uomini che significa sentirsi a casa propria in un luogo così bello. Oppure, la prossima volta che vi dicono “La mozzarella di Aversa è buona perché fatta a mano” rispondete che ad Aversa, dalle parti di Terra di Lavoro, anche i Pensatori li fanno a mano. Ci pensa la Libreria Quarto Stato a forgiare il loro spirito. Forse, come diceva Ernesto, a fare i librai non si diventa ricchi. Però, aggiungo io, si aiuta tanta gente che senza una libreria chissà quali percorsi di vita avrebbe scelto. Voi, se potete, passate alla Libreria Quarto Stato di Aversa o cercatela su internet: non potete sbagliarvi è l’unica al mondo con un murales del grande artista Felice Pignataro sulla facciata d’ingresso. Cercatela davvero, una libreria così speciale, per capire che quanto vi ho raccontato fin qui è tutto vero.


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