Nell’ultimo editoriale apparso su www.ecodiaversa.com Maria Luisa Coppola ha scritto, tra l’altro: “caro amico, non è solo la mondezza per le strade che ci preoccupa, che è poi causa di tante malattie e di tante morti giovani (si fa qualcosa, in merito?), ma soprattutto la mondezza morale.”. Passa qualche giorno, sento Maria Luisa al telefono e mi dice: “Sai, dei comuni amici oggi mi hanno detto che forse ho esagerato ad usare la parola ‘mondezza’. Tu che ne pensi?”. Penso, cara Maria Luisa e cari amici comuni, che bisogna avere il coraggio di guardare la realtà e definirla con le esatte parole. L’affermazione degli amici comuni è l’esatta riprova che quaggiù ci si è abituati a tutto. Che l’assurdo quotidiano che si vive ad Aversa, odissea senza fine, non sembra più tanto assurdo, tanto “diverso”, tanto anormale a chi lo vive tutti i giorni e ci è “calato” dentro. Che non si coglie più, appieno, l’assurdità di Aversa, assurdità che solo chi vive anche altrove può esattamente percepire, anzi “sentire” in modo evidente, forte al punto da lasciare senza parole.
Addirittura persino ai cumuli e cumuli e cumuli e cumuli e cumuli di mondezza, che pure d’estate invadono le città (campane) offrendo agli occhi del mondo intero uno spettacolo umiliante che ci declassa al livello di Terzo Mondo, diventano normali, ordinaria amministrazione. E non è inverosimile che qualcuno, abituatosi pure all’odore dei rifiuti, finisca per scambiare il puzzo vomitevole della mondezza con il profumo delle zagare... Ma perché ha vinto e vince l’assuefazione a tutto? Perché ad Aversa ha sempre vinto la rassegnazione, il quieto vivere, la paura della protesta, l’assuefazione, l’accettazione, il compromesso, la necessità di sopravvivere, la preoccupazione per il futuro dei figli, l’ossequio al politico, l’uniformità, il piccolo potere che si è riusciti a conquistare e che si difende con i denti. Ed il bello è che i politici candidati ad amministrare la Città sono sempre gli stessi – più di uno passato da destra a sinistra o da un partito all’altro o da uno schieramento all’altro – e si ripresentano, ogni volta, assumendo di essere i portatori del nuovo e del cambiamento. Aversani, non date retta. Abbiate il coraggio di non rassegnarvi, di lasciare da parte il quieto vivere, di rovesciare il tavolo, di protestare, di non contare. Lentamente muore, recita la poesia di Neruda, “chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi e' infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità”.


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