Dopo ogni avvenimento luttuoso, dopo ogni tragedia, una volta passata la tempesta, la prima frase che si pronuncia o si sente pronunciare è: “La vita deve continuare”. No, cari signori, la “vita”, a volte, deve fermarsi. Non per sempre ma, quando è opportuno, la “normalità” deve lasciare il posto ad altro. Non è possibile, ormai, far finta di niente e continuare la vita di tutti i giorni come se non ci fosse la tragica emergenza dei rifiuti. È normale, per caso, che le mamme accompagnino i figli a scuola facendo lo slalom tra i cumuli di rifiuti? No, allora le scuole devono essere chiuse. È normale che per andare al lavoro, in auto o in bus, si devono utilizzare strade che al posto dei guard-rail hanno i sacchetti di rifiuti? No, allora le fabbriche e le attività commerciali devono essere chiuse. Che senso ha, poi, organizzare manifestazioni culturali in una città che al posto di un anfiteatro ha tante arene spontanee formate da migliaia e migliaia di sacchetti di “monnezza” colorati? Nessun senso, allora devono essere sospese, a tempo indeterminato, tutte le attività culturali, ricreative e, soprattutto, sportive. Bisogna lanciare un messaggio preciso a “chi comanda” a livello locale, provinciale, regionale e nazionale, oltre a tutti quelli che ostacolano “chi comanda” per convincerli che la situazione s’è fatta insostenibile. Non è possibile che mentre la Napoli di cartolina si è trasformata in una Napoli da pattumiera, l’unica soluzione è imporre con la forza delle discariche super inquinanti. Non è possibile, né giustificabile in alcun modo, che ci si accorga solo dopo quattordici anni che: “Era necessario intervenire prima e con decisione”. Chi glielo va a dire alle migliaia di morti per tumore che qualcosa di deciso andava fatto molto, ma molto tempo prima? Per questo, a mio modo di vedere, la parola d’ordine deve essere: serrata generale. Senza andare a Roma, senza blocchi stradali, senza scontri o violenze, ma con la massima tranquillità, gli studenti, gli operai, i commercianti, tutti i lavoratori restino a casa. Una volta assicurati i servizi d’emergenza (ospedali, forze dell’ordine ecc.) e i generi di sussistenza (pane, latte ecc.), tutto il resto della popolazione incroci le braccia. Bisogna dare un segnale forte alla Casta, affinché la smettano di prenderci in giro. Il Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti è solo un pannicello caldo che non porterà a nessun risultato, se non quello di creare tanti comitati antidiscariche. Bisogna incominciare subito a realizzare il ciclo integrato per il trattamento dei rifiuti: isole ecologiche, raccolta differenziata, impianti per il trattamento meccanico biologico, impianti di compostaggio, impianti di gassificazione d’ultima generazione in ambiente controllato (dissociatori molecolari). Tutto fuorché gli inceneritori (falsamente chiamati termovalorizzatori). Il tempo scorre. Ogni giorno si accumulano centinaia di tonnellate di rifiuti. Prima di essere travolti da una valanga di mondezza occorre consorziare i comuni, avviare le gare d’appalto e costruire gli impianti, prima che, per ognuno di noi, così come per i rifiuti, giunga il momento di essere rinchiuso in un sacchetto e gettato in una discarica cimiteriale, che io enfaticamente definisco: “Eternovalorizzatore” (d’anime).


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