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Ma Bassolino, chi ce lo ha mandato? Luigi Alviggi

Ganap.jpgDiversi anni fa usava dire il grande Antonio Lubrano - nel programma di RAI 3 “Mi manda Lubrano”, e non solo - “…la domanda sorge spontanea…”. Oggi sorge spontanea la domanda...

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Oggi sorge spontanea la domanda di cui al titolo: “Ma chi ci manda il nostro ineguagliabile Governatore?” In un mondo dove DAPPERTUTTO – intendo in tutti i paesi civili e di gran lunga avanti il nostro in tantissimi campi – si ricorre agli inceneritori per distruggere il supero non riciclabile dei materiali di scarto, purtroppo inevitabili nella società moderna, ecco che il nostro egregio Bassolino nomina – nel rimpasto della Giunta Regionale appena effettuato – l’altrettanto egregio prof. Walter CANAPINI nientedimeno che Responsabile dell’ Ambiente.
Il neo-eletto assessore Canapini – già Presidente dell’ Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, ed oggi Presidente (ma dovrà dimettersi a causa dell’incarico ricevuto) dell’ Associazione Greenpeace – è noto per la sua profonda avversione agli impianti di combustione dei rifiuti,: egli è l’uomo del NO. Un seguace in tutto e per tutto del beneamato Ministro dell’Ambiente ancora in carica Alfonso PECORARO SCANIO.
Un’altra complicazione di cui proprio non si sentiva il bisogno.
Con ogni possibile spirito di pace terrena, questa nomina appare una vera provocazione verso le persone di buon senso!
Afferma il prof. Canapini sui termovalorizzatori: “Negli anni sessanta erano la modernità, oggi non li costruiscono più in nessun paese d’Europa”. Come debutto, non c’è male. Per citare solo un caso. A Parigi, lungo la Senna a poco più di due chilometri e mezzo dalla Torre Eiffel, è in fase di ultimazione l’impianto di ISSEANE, un termovalorizzatore che processa 1.500 tonnellate di rifiuti al giorno. E la stessa Francia, nel 2004, ha trattato termicamente 10 milioni di tonnellate di rifiuti. La Danimarca, piccola nazione, conta scarsi 5 milioni e mezzo di abitanti e 30 inceneritori. Molte nazioni europee sono all’avanguardia nel mondo per le tecniche di conversione energetica dei rifiuti solidi urbani. Negli Stati Uniti ci sono 90 impianti in funzione, tutti in regola con l’ U.S. EPA Clean Air Act, cioè le loro emissioni sono in linea con le prescrizioni sulla qualità dell’aria della Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA). L’energia totale prodotta è pari a quella che si otterrebbe bruciando circa 42 milioni di barili di petrolio annui. Viene in tal modo fornita energia elettrica a 2,3 milioni di utenze domestiche. Afferma l’EPA: “trasformare la spazzatura in energia fornisce un importante contributo allo sforzo globale per accrescere l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile … con un impatto ambientale minore rispetto a quasi ogni altra forma di creazione di energia elettrica”.
Saprete certamente che diversi scavi archeologici hanno accertato la presenza di discariche in prossimità di villaggi abitati del neolitico. Dunque, noi oggi in Campania siamo fermi al metodo di gestione della monnezza che i nostri antichissimi progenitori utilizzavano per risolvere il problema dei loro modestissimi rifiuti. E non dimentichiamo che le discariche sviluppano biogas (metano), fortemente inquinante. È vero che Canapini parla dell’esistenza di nuovi processi all’avanguardia nel trattamento dei rifiuti, ma questo a me suona come se si volesse iscrivere all’Università un figlio che non ha nemmeno la licenza elementare! Povera Campania: non hai ancora la patente e ti vogliono già comprare una Ferrari. Bisognerà poi vedere quale sarebbe questa panacea a venire per il nostro esteso male, prossimo (se non già) allo stadio finale.
Non scordiamo ancora che l’incenerimento riduce il volume dei rifiuti di oltre il 90%. Questo significa - in soldoni - che trattando tutto il materiale attualmente giacente in discarica ben 9 su 10 di questi luoghi potrebbero essere recuperati ad altri scopi. Diciamo ancora – troppe cifre, Voi direte, ma è pur vero che solo le cifre hanno un valore inconfutabile - che 2.000 chili di spazzatura hanno lo stesso equivalente termico (leggi calore prodotto) di 400 chili di carbone. In Italia ci sono 11 centrali a carbone in esercizio, e per altre 8 se ne prevede la riconversione o lo sviluppo a breve. Con il rincaro del prezzo del petrolio stanno ridiventando convenienti. L’inquinamento prodotto da queste è molto maggiore di un inceneritore, ma non ce ne siamo mai fatti un grosso problema (fino ad oggi).
Che il glorioso San Gennaro ce la mandi buona!
Non so Voi, ma io sono sempre più preoccupato per il nostro quanto mai nebuloso futuro immediato.

 

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