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Questa pagina contiene un singolo articolo inserito il 27.02.14 09:51.

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"Un giorno devi andare" di Giorgio Diritti Maria Luisa Coppola

Un giorno.jpg
Il titolo del film è suadente, decido di vederlo. E' la storia di Augusta, una giovane donna che lascia una tranquilla vita borghese a Trento, per ritrovare se stessa, dopo un periodo di disorientamento.  In compagnia di suor Franca, una missionaria amica di sua madre, si reca in Amazzonia presso una comunità che sostiene le povertà di una favela. La vita è dura, le abitudini spartane ed essenziali  modificano completamente il suo stile di vita, la protagonista comprende che quella parte di mondo è ricca solo per la natura, lussureggiante, esuberante, per i tramonti magnifici sui grandi specchi d'acqua del Rio delle Amazzoni. >>>continua>>> 
Tutto il resto è povertà assoluta, degrado umano: si vendono bambini per pochi spiccioli, mancano il lavoro e le sicurezze, ma c'è il senso della fraternità di un popolo che mal si adatta a lasciare le favelas in cambio di una casa popolare. Augusta comprende che la maternità non è solo una gioia personale, ma il piacere di rendersi utile nei confronti di bambini svantaggiati ma belli come tutti i bimbi del mondo, si rende conto che il silenzio aiuta a scavare nell'anima le ragioni del male interiore, che la bellezza della natura è un immenso dono di Dio. Il film racconta la vita della comunità brasiliana meno conosciuta, non quella del carnevale e dei ricchi uomini d'affari, ma la triste esistenza di persone qualunque che ogni giorno cercano di sopravvivere, rischiando la schiavitù, i traffici illeciti, le miserie : è quella popolazione che maggiormente viene curata ed assistita dai missionari, dai benefattori che in silenzio compiono grandi opere per il bene comune. Una realtà che l'Occidente del mondo non vuole vedere, ma che esiste; è lo scandalo di questo ventunesimo secolo che mercifica la persona umana ed è nemico della pace. Il film mi è piaciuto e molto poiché ha rappresentato con una storia attualissima, il grande inganno di questa nostra vita e, cioè, ritenere che il possesso materiale è l'unico obiettivo da raggiungere, dove conta il superfluo e si fa a meno del necessario, temendo il giudizio degli altri e non cercando in nessun modo la condivisione. Il regista ha conciliato un contenuto forte e profondo con  immagini stupende della natura brasiliana per proclamare una grande verità: per essere felici, non abbiamo bisogno di tante cose, ma di veri sentimenti. 
 

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